lunedì 11 aprile 2016

NO-TRIV A RAVENNA


Pozzo Angelina Ravenna

LA STAMPA Torino - La piattaforma Angelina ha un nome da signora e otto gambe come un polpo, affondate nella sabbia a un chilometro e 800 metri dalle spiagge del Lido di Dante. E' la più vecchia di tutte e sembra che abbia il soffio al cuore, un sibilo al modulo di processo dove il gas si separa dall'acqua: i] cuore, appunto. Ma non è nulla di patologico, dice il medico curante che qui è un ingegnere dell'Eni, solo la pressione del metano. La trivella che è andata a stanarlo 3000 metri sotto il mare è stata smantellata. Restano i 24 tubi che lo portano a galla, una piastra dove atterrano gli elicotteri, la gru per imbarcare i pezzi di ricambio, la cabina con l'infermeria, il serbatoio raccolta drenaggi, gli alloggi per i tecnici che ogni tanto salgono per la manutenzione.
"Un isola del tesoro, a modo suo. Di metallo anodizzato dipinto di arancione. Al Lido di Dante la ritengono responsabile dell’erosione della spiaggia, ma è il livello massimo di polemica fra i no-triv. Persino Lino Miccoli, il gestore dei bagni Susy che prosperano dirimpetto e domani inaugurano la stagione, sostiene che oramai è un’ attrazione tuistic. Dovreste vederla di notte, tutta illuminata." Tanta benevolenza per le dell'Adriatico piattaforme, nell'alto e medio Adriatico, ha varie spiegazloni. Qui il petrolio non c'è e 11 metano non inquina. L'attività di estrazione ha attirato aziende di ingegneria subacquea, elettronica e robotica di livello mondiale. Il lavoro garantito dal centinaio di pozzi in attività assicura uno stipendio a più di 6000 persone e l’indotto coinvolge categorie indispensabili. Mercoledi hanno manifestato contro il referendum i pescatori di mitili, che anche qui si chiamano cozze ma con la


zeta sfuggente alla romagnola. I pescatori hanno protestato offrendo alla popolazione maccheroncini e impepata, polemicamente, perché rischiano di perdere gli appalti regolarmente  concessi dall'Eni per la manutenzione delle gambe delle piattaforme. Va da sé che il principale sottoprodotto dell'attività sia la raccolta dei mitili, 6000 quintali all'anno, che a differenza dei denti di cane hanno un ottimo mercato; e la denuncia di insalubrità da parte di Greenpeace, che ha sciorinato dati del ministero dell'Ambiente, rischia di mandare a casa un centinaio di pescatori e rivenditori, Alessandro Gianstefani, armatore e presidente di una delle due cooperative di pesca che prosperano grazie all'off-shore, denuncia come i dati del ministero facciano a pugni “con i 900 rilevamenti negativi effettuati dall’Ausl, “sono stati utilizzati parametri non adatti a queste acque”. L’ Eni medita di denunciare Greepeace”. Anche le istituzioni, a Ravenna, sono dalla parte delle piattaforme. E adesso l’Alma Mater, l’università di bologna

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