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martedì 28 febbraio 2012

IL CAVALIERE VUOLE IL RINNOVAMENTO: CHI E’ IN POLITICA DA 30 ANNI ORA FACCIA UN PASSO INDIETRO

BERLUSCONI LANCIA UNA SFIDA: ANCHE GLI ALTRI POLITCI CHE SIEDONO IN PARLAMENTO DA 30ANNI FACCIANO UN PASSO INDIETRO.
RAVENNA HA COMINCIATO!

Continuerà a fare politica, ma in modo diverso dal passato. In una lunga intervista al Corriere del Ticino, l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi spiega le motivazioni che lo hanno spinto a scegliere di non candidarsi più alla guida del governo.   Inizia una nuova corso per il Pdl e per il centrodestra italiano. Quello del Cavaliere non è, però, un passo fuori dalla politica nazionale. Anzi. "Come presidente del primo partito italiano in parlamento - spiega Berlusconi - agirò da 'padre fondatore'". Nell'intervista al Corriere del Ticino, l'ex premier punta su quel ricambio generazionale che lui stesso, da diversi mesi, ha iniziato a mettere in campo per dare nuova linfa vitale al partito: "Darò consigli alle nuove leve, cercherò di trasmettere quei valori di libertà e di democrazia per i quali sono sceso in campo e che sono tuttora il nostro credo politico, contro quella cultura dell’invidia, dell’odio e del giustizialismo che finora ha dominato gran parte della sinistra in Italia". Berlusconi parla chiaramente della necessità di un rinnovamento generale della politica italiana e cita l’esempio del segretario del Pdl Angelino Alfano che è stato eletto all’unanimità. Ecco per te la mia intervista di oggi a Marcello Foa, per il Corriere del Ticino.  Buona lettura. 

Presidente Berlusconi, lei continua ad appoggiare Monti e i giornali scrivono che «pensando al 2013 lei non vuole lasciarlo alla sinistra». Che succede? Da lontano è difficile capire…
"Se lei pensa che in questi primi tre mesi del nuovo Governo vi sia stata qualche oscillazione da parte nostra, devo smentire. Fin dall’inizio abbiamo sostenuto Monti con il nostro voto, lo stiamo facendo e lo continueremo a fare con lealtà e senso di responsabilità, per l’interesse superiore dell'Italia . Dobbiamo risolvere oltre all’emergenza economica, un’altra emergenza, quella istituzionale, per fare  dell'Italia una democrazia moderna e garantire una piena ed effettiva governabilità. Il Governo dei tecnici è sostenuto quasi dall’intero Parlamento, e solo questo largo appoggio può consentirci di fare quelle riforme che una sola parte politica non può fare con i suoi soli voti».

Quali riforme? «Mi riferisco alla riforma dell’architettura istituzionale dello Stato, che riguarda il Parlamento, il numero dei deputati, il Senato delle Regioni, la Corte costituzionale, i poteri del premier e del Consiglio dei ministri, fino all’introduzione di una nuova legge elettorale e alla riforma della giustizia».