Una azienda con un patrimonio di 41 miliardi che
nel giro di un paio d’anni ne avesse persi così tanti da farlo scendere a soli
15, verrebbe considerata sana oppure oppure desterebbe se non altro l’interesse
di andarne a capire il motivo? E ancora di più: nel caso in cui questa
“azienda” fosse di importanza fondamentale non solo per i suoi azionisti ma per
l’intero Paese del quale fa parte, sarebbe il caso, a livello informativo, di
dare risalto alla notizia e di farla entrare nel dibattito pubblico? Le
risposte sono scontate, ma le domande servono a introdurre l’argomento. Perché
lo Stato del quale parliamo è l’Italia, e l’”azienda” con questi conti
disastrati si chiama Inps. L’istituto di previdenza, infatti, aveva a inizio
2011 un patrimonio di 41 miliardi, come detto, il quale si è ridotto a soli 15
in 24 mesi. Ma è a livello tendenziale che le cose peggiorano e destano ancora
più preoccupazione. Il primo, motivo principale di questo calo del patrimonio,
è relativo alla fusione recente di Inpdap e Inps, cioè il fatto che il sistema
pensionistico del settore pubblico sia stato fatto confluire all’interno di
quello del settore privato (operazione datata appunto 2012). La fusione di
questi due enti era stata prevista trionfalmente, comunicando che, per via dei
tagli alle spese che tale operazione avrebbe comportato si sarebbero
risparmiate alcune centinaia di milioni di euro. Cosa puntualmente ancora non
verificata, visto che sia la prevista gestione unica degli immobili dei due
enti sia la razionalizzazione del personale è ancora di là dal venire.
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martedì 2 aprile 2013
venerdì 5 ottobre 2012
ALTRO CHE TAGLI AGLI ENTI INUTILI: IL CASO INPS DOVE AUMENTANO LE POLTRONE
Dietro i tagli una super beffa.
Altro che rigore e buone intenzioni. Anche sotto questo punto di vista il
Governo delude. Il Fatto descrive lo scandalo Inps o meglio la mancata unificazione
di alcuni enti, inserita nella spending review. C’era anche la soppressione di
Enpals, l’ente delle pensioni dei lavoratori dello spettacolo, e Inpdap,
dipendenti pubblici. Enpals e Inpdap dovevano confluire nell’Inps che sarebbe
diventato il Superinps e così lo Stato avrebbe risparmiato parecchi quattrini
perché sarebbero state chiuse centinaia di sedi in tutta Italia. A distanza di
mesi, però, dell’unificazione Inps-Enpals-Inpdap si è persa ogni traccia.
Decine e decine di sedi nazionale e provinciali restano spalancate, gli affitti
corrono come prima e con essi tutte le altre spese. E non basta, invece che
ridurre i costi sono aumentate le poltrone . L’unica conseguenza concreta di
quella perentoria decisione ministeriale è l’aumento del numero dei componenti
del collegio dei sindaci Inps: ora sono nove, tre volte più di quelli che
dovrebbero essere in base a un altrettanto perentoria legge del 2010, secondo
la quale il numero dei sindaci, in origine sette, doveva essere ridotto a tre,
appunto. All’Inps ogni sindaco costa in media 180 mila euro l’anno e quindi a
calcoli fatti, il risparmio atteso dalla soppressione di Enpals e Inpdap, si è
trasformato nell’esatto opposto: uno spreco di quattrini, un milione di euro
almeno, 180 mila euro moltiplicato per 6, cioè il numero dei revisori in più di
quelli fissati dalla legge.
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