Daniele Leoni. Domenica, ritornato a
casa, ho trovato la notizia, sorprendente, della Cina disponibile ad accollarsi
i costi per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina. Lo ha dichiarato
Zamberletti , presidente della società Stretto di Messina. Avevo fatto una
passeggia sul molo di Marina di Ravenna. Ho visto da vicino la recinzione al
porto turistico di Marinara: assurda, alta e fatta col tondino grosso con la
base di calcestruzzo appena imbullonata all’asfalto della banchina. Anche uno
studente geometra al primo anno poteva prevedere che una mareggiata un po’
forte l’avrebbe distesa completamente! Eppure abbiamo fior d’ingegneri in grado
di capire al volo che la ringhiera di tondino di ferro, se non si fanno delle
maglie molto larghe, si comporta come una vela. Mentre camminavo verso la punta
del molo tediavo la Valda con le mie elucubrazioni sull’analfabetismo di
ritorno dei tecnici perché non vengono messi alla prova con compiti arditi,
sull’analfabetismo di ritorno dei giornalisti, tutti impegnati a raccontare dei
politici nostrani, analfabeti da sempre.
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mercoledì 7 novembre 2012
martedì 6 novembre 2012
CINESI DISPONIBILI A COSTRUIRE IL PONTE SULLO STRETTO: OPERA VOLUTA DA BERLUSCONI. UNA BUONA NOTIZIA
In Sicilia arrivano i cinesi.
Dopo arabi, normanni, americani l'isola si prepara ad un nuovo sbarco, in
grande stile. Sarebbero pronti ad investire con i loro colossi sul ponte sullo
Stretto e sulle altre infrastrutture del Mezzogiorno d'Italia. Hanno fatto la
Grande Muraglia, perché dovrebbero intimorirsi per il ponte sullo Stretto di
Messina? Costruiscono un grattacielo al giorno, a Shanghai, perché non
potrebbero mettere mano al completamento dell'autostrada dei sogni,
Gela-Castelvetrano. E già che ci sono, perché non sistemare anche la tratta
ferroviaria Trapani-Palermo-Messina? Lo ha detto, qualche giorno fa, Giuseppe
Zamberletti, presidente dal 2002 della società Stretto di Messina Spa: «Ci sono
capitali cinesi pronti a finanziare l'opera», ha detto, in risposta alla
decisione del governo Monti di congelare l'opera in vista dell'abbandono
definitivo del progetto. Zamberletti, in particolare, ha fatto i nomi dei
possibili partner orientali. E che nomi: la China Investement Corporation
(Cic), fondo sovrano del governo di Pechino, e la China Communication
Costruction Company (Cccc), una delle più grandi società al mondo. La CCCC è un
colosso da trenta miliardi di fatturato che vanta realizzazioni da primato. Per
esempio il ponte di Hangzhou, il più lungo del mondo (35 chilometri). Oppure il
ponte Sutong Yangtze, più corto (8 chilometri). «Non è vero che il Ponte non interessa», ha
commentato Zamberletti, alla guida della società con capitale pubblico che 30
anni fa è stata costituita in vista della costruzione del ponte, già costato
300 milioni di lire. Gli fa eco Enzo Siviero, docente dell'Università di
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