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mercoledì 7 novembre 2012

UN PONTE ITALIANO PER UNIRE L’AFRICA ALL’EUROPA



Daniele Leoni. Domenica, ritornato a casa, ho trovato la notizia, sorprendente, della Cina disponibile ad accollarsi i costi per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina. Lo ha dichiarato Zamberletti , presidente della società Stretto di Messina. Avevo fatto una passeggia sul molo di Marina di Ravenna. Ho visto da vicino la recinzione al porto turistico di Marinara: assurda, alta e fatta col tondino grosso con la base di calcestruzzo appena imbullonata all’asfalto della banchina. Anche uno studente geometra al primo anno poteva prevedere che una mareggiata un po’ forte l’avrebbe distesa completamente! Eppure abbiamo fior d’ingegneri in grado di capire al volo che la ringhiera di tondino di ferro, se non si fanno delle maglie molto larghe, si comporta come una vela. Mentre camminavo verso la punta del molo tediavo la Valda con le mie elucubrazioni sull’analfabetismo di ritorno dei tecnici perché non vengono messi alla prova con compiti arditi, sull’analfabetismo di ritorno dei giornalisti, tutti impegnati a raccontare dei politici nostrani, analfabeti da sempre.





martedì 6 novembre 2012

CINESI DISPONIBILI A COSTRUIRE IL PONTE SULLO STRETTO: OPERA VOLUTA DA BERLUSCONI. UNA BUONA NOTIZIA



In Sicilia arrivano i cinesi. Dopo arabi, normanni, americani l'isola si prepara ad un nuovo sbarco, in grande stile. Sarebbero pronti ad investire con i loro colossi sul ponte sullo Stretto e sulle altre infrastrutture del Mezzogiorno d'Italia. Hanno fatto la Grande Muraglia, perché dovrebbero intimorirsi per il ponte sullo Stretto di Messina? Costruiscono un grattacielo al giorno, a Shanghai, perché non potrebbero mettere mano al completamento dell'autostrada dei sogni, Gela-Castelvetrano. E già che ci sono, perché non sistemare anche la tratta ferroviaria Trapani-Palermo-Messina? Lo ha detto, qualche giorno fa, Giuseppe Zamberletti, presidente dal 2002 della società Stretto di Messina Spa: «Ci sono capitali cinesi pronti a finanziare l'opera», ha detto, in risposta alla decisione del governo Monti di congelare l'opera in vista dell'abbandono definitivo del progetto. Zamberletti, in particolare, ha fatto i nomi dei possibili partner orientali. E che nomi: la China Investement Corporation (Cic), fondo sovrano del governo di Pechino, e la China Communication Costruction Company (Cccc), una delle più grandi società al mondo. La CCCC è un colosso da trenta miliardi di fatturato che vanta realizzazioni da primato. Per esempio il ponte di Hangzhou, il più lungo del mondo (35 chilometri). Oppure il ponte Sutong Yangtze, più corto (8 chilometri).  «Non è vero che il Ponte non interessa», ha commentato Zamberletti, alla guida della società con capitale pubblico che 30 anni fa è stata costituita in vista della costruzione del ponte, già costato 300 milioni di lire. Gli fa eco Enzo Siviero, docente dell'Università di