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giovedì 15 novembre 2012

IL MONDO AGRICOLO HA BISOGNO DI CHIAREZZA E CERTEZZE, NON DI BASSE SPECULAZIONI NEI CONFRONTI DEL CONSORZIO AGRARIO


Gli agricoltori ravennati e quelli della nuova  provincia Romagna non  possono certo permettere di perdere una  grandissima risorsa della dimensione patrimoniale e della forza aziendale come è il Consorzio Agrario Provinciale di Ravenna. Un’azienda così, creata più di 100 anni fa dagli agricoltori ravennati, che con una grandissima visione imprenditoriale  per quei tempi avevano fondato anche le banche del territorio, ricopre ancora  un’importanza strategica per il territorio, sia dal punto di vista del giro d’affari che promuove sia del ruolo sviluppato nel mercato, in termini di pluralità di soggetti e calmieramento dei costi e dei prezzi. Il CAP vanta una penetrazione di mercato con quote sempre crescenti, che dimostrano il buon rapporto con la base degli agricoltori nella fornitura di servizi e distribuzione delle materie necessarie all’agricoltura. Negli ultimi tempi si è cercato di ottimizzare la gestione dell’azienda, che purtroppo risulta appesantita da una cospicua mole di investimenti, alcuni dei quali peraltro di notevole rilevanza delle aree portuali ed altri dovuti alla necessità di adeguarsi alle nuove normative riguardanti i prodotti agricoli e tutti i materiali utili all’agricoltura. L’indebitamento notevole richiedeva un piano di rientro attraverso operazioni immobiliari e finanziarie rese molto difficili, se non addirittura impedite o comunque ridotte negli importi, dalla grave crisi che ha investito il settore immobiliare a causa delle difficoltà finanziarie mondiali. Puntuali  le banche locali, consce del loro ruolo originario e che conoscono bene l’importanza vitale del CAP per l’ agricoltura, stanno accompagnando  e sostenendo l’azienda nella gestione e nel superamento di questo difficile momento, con un rapporto di collaborazione franco e leale. Da qui si capisce l’importanza strategica di avere sul territorio degli istituti di credito locali, gestiti dal territorio stesso, come avevano capito i lungimiranti agricoltori che avevano fondato banche locali e consorzio agrario. Diverso è il discorso per quanto riguarda le banche di interesse nazionale, che spesso sono meno attente, partecipi e legate alle dinamiche dei territori. Queste ultime evidentemente hanno difficoltà a recepire l’importanza di questo piano e ad assecondarne, con una loro fattiva collaborazione, lo sbocco positivo. Inoltre, devo dire,