Gli
agricoltori ravennati e quelli della nuova
provincia Romagna non possono
certo permettere di perdere una
grandissima risorsa della dimensione patrimoniale e della forza
aziendale come è il Consorzio Agrario Provinciale di Ravenna. Un’azienda così,
creata più di 100 anni fa dagli agricoltori ravennati, che con una grandissima
visione imprenditoriale per quei tempi
avevano fondato anche le banche del territorio, ricopre ancora un’importanza strategica per il territorio,
sia dal punto di vista del giro d’affari che promuove sia del ruolo sviluppato
nel mercato, in termini di pluralità di soggetti e calmieramento dei costi e
dei prezzi. Il CAP vanta una penetrazione di mercato con quote sempre
crescenti, che dimostrano il buon rapporto con la base degli agricoltori nella
fornitura di servizi e distribuzione delle materie necessarie all’agricoltura. Negli
ultimi tempi si è cercato di ottimizzare la gestione dell’azienda, che
purtroppo risulta appesantita da una cospicua mole di investimenti, alcuni dei
quali peraltro di notevole rilevanza delle aree portuali ed altri dovuti alla
necessità di adeguarsi alle nuove normative riguardanti i prodotti agricoli e
tutti i materiali utili all’agricoltura. L’indebitamento notevole richiedeva un
piano di rientro attraverso operazioni immobiliari e finanziarie rese molto
difficili, se non addirittura impedite o comunque ridotte negli importi, dalla
grave crisi che ha investito il settore immobiliare a causa delle difficoltà
finanziarie mondiali. Puntuali le banche
locali, consce del loro ruolo originario e che conoscono bene l’importanza
vitale del CAP per l’ agricoltura, stanno accompagnando e sostenendo l’azienda nella gestione e nel
superamento di questo difficile momento, con un rapporto di collaborazione
franco e leale. Da qui si capisce l’importanza strategica di avere sul
territorio degli istituti di credito locali, gestiti dal territorio stesso,
come avevano capito i lungimiranti agricoltori che avevano fondato banche
locali e consorzio agrario. Diverso è il discorso per quanto riguarda le banche
di interesse nazionale, che spesso sono meno attente, partecipi e legate alle
dinamiche dei territori. Queste ultime evidentemente hanno difficoltà a
recepire l’importanza di questo piano e ad assecondarne, con una loro fattiva
collaborazione, lo sbocco positivo. Inoltre, devo dire,
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giovedì 15 novembre 2012
IL MONDO AGRICOLO HA BISOGNO DI CHIAREZZA E CERTEZZE, NON DI BASSE SPECULAZIONI NEI CONFRONTI DEL CONSORZIO AGRARIO
Gli
agricoltori ravennati e quelli della nuova
provincia Romagna non possono
certo permettere di perdere una
grandissima risorsa della dimensione patrimoniale e della forza
aziendale come è il Consorzio Agrario Provinciale di Ravenna. Un’azienda così,
creata più di 100 anni fa dagli agricoltori ravennati, che con una grandissima
visione imprenditoriale per quei tempi
avevano fondato anche le banche del territorio, ricopre ancora un’importanza strategica per il territorio,
sia dal punto di vista del giro d’affari che promuove sia del ruolo sviluppato
nel mercato, in termini di pluralità di soggetti e calmieramento dei costi e
dei prezzi. Il CAP vanta una penetrazione di mercato con quote sempre
crescenti, che dimostrano il buon rapporto con la base degli agricoltori nella
fornitura di servizi e distribuzione delle materie necessarie all’agricoltura. Negli
ultimi tempi si è cercato di ottimizzare la gestione dell’azienda, che
purtroppo risulta appesantita da una cospicua mole di investimenti, alcuni dei
quali peraltro di notevole rilevanza delle aree portuali ed altri dovuti alla
necessità di adeguarsi alle nuove normative riguardanti i prodotti agricoli e
tutti i materiali utili all’agricoltura. L’indebitamento notevole richiedeva un
piano di rientro attraverso operazioni immobiliari e finanziarie rese molto
difficili, se non addirittura impedite o comunque ridotte negli importi, dalla
grave crisi che ha investito il settore immobiliare a causa delle difficoltà
finanziarie mondiali. Puntuali le banche
locali, consce del loro ruolo originario e che conoscono bene l’importanza
vitale del CAP per l’ agricoltura, stanno accompagnando e sostenendo l’azienda nella gestione e nel
superamento di questo difficile momento, con un rapporto di collaborazione
franco e leale. Da qui si capisce l’importanza strategica di avere sul
territorio degli istituti di credito locali, gestiti dal territorio stesso,
come avevano capito i lungimiranti agricoltori che avevano fondato banche
locali e consorzio agrario. Diverso è il discorso per quanto riguarda le banche
di interesse nazionale, che spesso sono meno attente, partecipi e legate alle
dinamiche dei territori. Queste ultime evidentemente hanno difficoltà a
recepire l’importanza di questo piano e ad assecondarne, con una loro fattiva
collaborazione, lo sbocco positivo. Inoltre, devo dire,
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