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mercoledì 11 luglio 2012

ANCORA SULLE PROVINCE

Tanto rumore per nulla: un taglio parziale con effetti minimi sulla spesa pubblica. Non hanno avuto il coraggio di dare vera potestà fiscale ai municipi, così ci si perde in tentativi per razionalizzare dall’alto un sistema che invece saprebbe autocorreggersi assai più efficacemente se gli attori locali (municipi, sindaci, comunità locali) venissero responsabilizzati


Deludente su più fronti, in tema di taglio delle Province la spending review del governo sembra particolarmente insoddisfacente e promette ben poco di positivo: per più di una ragione. Innanzi tutto, sarebbe stato importante eliminare finalmente e in maniera definitiva questi centri di spesa, che da tempo hanno perso una vera ragion d’essere in quanto vuotati di competenze rilevanti. Mentre bisogna agire con coraggio ed eliminare l’ente provincia in quanto tale, ci si è perduti in arbitrari distinguo (numero degli abitanti, dimensioni del territorio, almeno 50 Comuni) che non soltanto mantengono in vita più della metà di queste strutture, ma aprono la strada a una marea di conflitti e contenziosi. Un’autentica abolizione delle Province che avesse trasferito a Comuni e Regioni l’insieme del personale avrebbe fatto risparmiare due miliardi di euro. Al contrario, secondo la stessa previsione del governo questo taglio solo parziale potrà ridurre le uscite unicamente di 500 milioni e a giudizio dell’economista Andrea Giuricin (dell’Istituto Bruno Leoni) tale stima ufficiale appare eccessivamente ottimistica. Oltre a ciò, mentre un’eliminazione in toto avrebbe definito un quadro istituzionale chiaro, una simile scelta pasticciata aprirà a molte controversie con dipendenti e sindacati, rischiando di rendere ancor più complicata una situazione già ora piuttosto confusa. Per giunta, la riforma elimina sì una quarantina di piccole Province, ma introduce una decina di città metropolitane, dando attuazione alla riforma costituzionale del 2001 e attribuendo rango di città metropolitana non solo a Roma o Milano (come è