Ecco servita la tripla fregatura, messa nero
su bianco nella bozza in ingresso al Consiglio dei Ministri che
dovrà approvare il testo definitivo della spending review. L’aumento
dell’Iva c’è e scatterà il primo luglio del 2013 – subito dopo le
elezioni -, mentre a decorrere dal 2014 il rincaro sarà dello 0,5 per cento.
Il rincaro sull’imposta viene evitato soltanto per il 2012. Dalla bozza è saltato
anche l’articolo 6 del provvedimento, che prevedeva il blocco delle tariffe per
acqua, gas, luce e trasporti. Su questo punto torna a prevalere la linea di
Corrado Passera, contrario al blocco poiché avrebbe un effetto negativo
sulle società quotate in Borsa (nella bozza circolata martedì, invece, era
presente il blocco delle tariffe). Ma è forse la terza fregatura quella più
amara di tutte: nel testo di spending review non c’è il minimo accenno alla riduzione
delle province: salta anche quella. Il premier, ora, vuole accelerare al
massimo su un testo sempre più misero (è stato stralciato anche il
taglio dei piccoli ospedali): “Il cammino della politica interna economica – ha
spiegato nel corso del suo intervento alla Camera – deve tenere il passo con
questa accelerata dinamica dell’Europa”. Per questo, ha aggiunto, “a breve il
governo presenterà i provvedimenti sul fronte della spending review”.
