lunedì 5 novembre 2012

NUOVE PROVINCE, REBUS FUNZIONI E COSA DIRA’ LA CORTE COSTITUZIONALE IL 6 NOVEMBRE ?


NON SONO STATE ANCORA DEFINITE LE PREROGATIVE CHE PASSERANNO DI MANO. COL RISCHIO CHE NULLA CAMBI. ERA MEGLIO TAGLIARLE TUTTE
Resta ancora irrisolto il nodo della titolarità delle funzioni provinciali. Da un lato il governo non è ancora riuscito a fissare quali siano quelle attribuite alle province con leggi dello stato attinenti alla potestà legislativa esclusiva statale, mancando clamorosamente il termine dello scorso 5 settembre, entro il quale un dpcm avrebbe dovuto individuarle, per assegnarle ai comuni.  Dall'altro, il decreto di riordino cerca di chiarire meglio la sorte delle funzioni provinciali, attribuite alle province da leggi regionali.  A questo scopo, si introduce nell'articolo 17 del dl 95/2012, convertito in legge 135/2012, un nuovo comma 10-bis, che colma un vuoto francamente clamoroso della disciplina di riordino provinciale. Infatti, sebbene le regioni fossero state onerate del compito di rivedere le funzioni attribuite alle province, non era stato chiarito esattamente il percorso. Il nuovo comma 10-bis dell'articolo 17 della spending review dispone, dunque che nelle materie di cui all'articolo 117, commi terzo e quarto, della Costituzione (cioè nell'ambito della potestà legislativa concorrente e residuale) le regioni dovranno trasferire con propria legge ai comuni le funzioni già conferite alle province dalla normativa vigente. Tuttavia, le regioni, dispone la norma, potranno decidere diversamente. Qualora ritengano necessario assicurare un esercizio unitario e non polverizzato tra molteplici enti, potranno acquisire esse stesse le funzioni a suo tempo attribuite alle province. Il percorso, tuttavia, per la ridefinizione delle funzioni regionali appare piuttosto complesso ed accidentato (come del resto per le altre funzioni provinciali non qualificate come fondamentali). Infatti, il decreto sul riordino precisa che insieme con le funzioni debbono essere trasferiti ai comuni (o riacquisiti dalle regioni) le risorse umane, finanziarie e strumentali.  Questa è una previsione corretta, che rischia, tuttavia, di bloccare sul nascere il percorso di riforma. Infatti, moltissime funzioni assegnate alle province anche dalle regioni, a suo tempo in base al dlgs 112/1998, non sono mai state finanziate dalle regioni medesime.  Nei bilanci provinciali,

E IO PAGO: TUTTI GLI UOMINI DI HERA, OVVERO QUANDO LA SINISTRA SI FA RICCA. STIPENDI SUPERIORE A QUELLO DI OBAMA!


Il presidente degli Stati Uniti si porta a casa circa 285mila euro all’anno, i manager dell’utility bolognese lo doppiano o quasi. Spulciando tra gli stipendi del 2011, spicca che il presidente di Hera Tomaso Tommasi di Vignano ha percepito 350mila euro di compenso fisso, 117mila euro alla voce “bonus e altri incentivi”, 6mila euro di “benefici non monetari” e 2mila alla voce “altri compensi”: in totale 475mila euro. L’amministratore delegato Maurizio Chiarini ha oltrepassato di 18mila euro il mezzo milione. di euro. Per entrambi, insomma, si superano i 40mila euro al mese. I 18 consiglieri di Hera, ancora secondo i numeri del 2011, sono costati 2,3 milioni di euro complessivamente.
Quanto guadagnano i manager di Hera? La domanda è ricorrente in queste settimane, riportata d'attualità dopo il dibattito che è ruotato attorno alla fusione tra la multiutility emiliano-romagnola e la sua omologa Acegas (che gestisce i servizi a Padova e Trieste), osteggiata dal consiglio comunale di Rimini e da quello di Forlì. La risposta è che non se la passano per niente male, almeno stando ai compensi del 2011. Il presidente, Tomaso Tommasi di Vignano (classe 1947) manager di lungo corso con trascorsi in Sip, Telecom Italia e anche una esperienza come amministratore delegato proprio di Acegas, dal 1999 al 2002. Oggi, da presidente di Hera (che ha inglobato Acegas) percepisce un compenso di 350mila euro annui per la carica, a cui si aggiungono 117.600 euro per bonus e altri incentivi, 6.046 euro di benefici non monetari e altri compensi per 2.190 euro. In totale fanno 475.836 euro. L'Amministratore delegato di Hera spa, nel 2011 ha percepito 518.133 euro. Si tratta di Maurizio Chiarini (classe 1950), ferrarese, dirigente cooperativo, per dodici anni - dal 1983 al 1995 - assessore al Bilancio e Aziende municipalizzate del Comune di Ferrara. Poi manager di aziende pubbliche fino all'approdo in Hera nel 2005, anno in cui assume la carica di amministratore delegato del gruppo. Percepisce 353mila euro per la carica, 119mila euro di bonus e incentivi, 8mila euro di benefici non

I POLITICI DI DESTRA E DI SINISTRA NON HANNO LA BENCHE’ MINIMA IDEA DI COSA SIA IL PRINCIPIO DI SOVRANITA’ NAZIONALE


La classe politica della cosiddetta Seconda Repubblica si sta dissolvendo a causa della propria voracità, incapacità ed ignoranza. Una inadeguatezza che coinvolge non soltanto il centrodestra con tutto il suo contorno di mignotte e faccendieri issati sugli scranni parlamentari da un capo mostratosi fin troppo generoso con i suoi fidi ma anche quel centrosinistra i cui esponenti hanno dimostrato di non essere molto migliori della concorrenza una volta arrivati al potere ed avere assunto incarichi di governo. Quel centrosinistra fatto di democristiani di sinistra e di post comunisti convertiti al Libero Mercato legittimati a governare dopo la tempesta di Mani Pulite che aveva azzerato i vertici dei due partiti, la DC e il PSI, che costituivano il perno del sistema politico e ai quali doveva essere fatta pagata una politica un po’ troppo autonoma in campo internazionale, in particolare nell’area del Mediterraneo e del Vicino Oriente. Ma si trattava pur sempre di politici cresciuti in partiti che avevano una preparazione culturale, dei valori di riferimento e soprattutto una coscienza precisa di quello che era l’interesse nazionale del nostro Paese. Quelli che invece manca totalmente in quelli che oggi affollano Camera e Senato che sembrano non sapere nemmeno dove sorga il sole. Figuriamoci quindi se i politici di destra e di sinistra possano avere la benché minima idea di cosa sia il principio della Sovranità Nazionale. Il sistema diffuso di corruzione e di razzia di soldi pubblici e che sta emergendo in questi ultimi mesi appare più eclatante di quanto sia in realtà, perché i suoi protagonisti sono in buona parte delle mezze calzette ignoranti e prive di spessore che si sono fatte scoprire come i classici ladri con le mani nel vaso della marmellata. Ma a differenza di Mani Pulite del 1992, questa nuova stagione giudiziaria sta anche investendo le fondamenta del potere finanziario italiano che venti anni fa ne era uscito pressoché immune. La caduta dell’impero di Salvatore Ligresti che


sabato 3 novembre 2012

RITORNO AL ’94 ADEGUATO AL 2013!


ELEZIONI ABBINATE ALLA REGIONALI, RISPARMIO DI TANTI EURO
"Il risultato del Pdl in Sicilia è stato disastroso. Non vedo speranze per il partito. Bisogna rivoluzionare tutto, dal nome al programma". "Il Pdl è un vecchio marchio e non può durare tutta la vita, non è come la Nutella". Non usa mezzi termini Giancarlo Galan, forzista della prima ora, per tre volte presidente della Regione Veneto, ex ministro dell'Agricoltura e dei Beni Culturali nei governi Berlusconi. non risparmia parole dure nei confronti del segretario Pdl: "Alfano ha un'idea del partito troppo conservatrice, troppo impostata sulla destra. Io farò la campagna per le primarie per un partito di liberal aperto alle istanze riformatrici, che sono state dimenticate e cassate". Più in generale, la causa del flop del Pdl, per Galan, è non aver mantenuto le promesse: "Il nostro vero errore è quello di aver deluso gli elettori". E attribuisce a Tremonti la responsabilità della caduta del governo Berlusconi a novembre dello scorso anno: "Tremonti è il simbolo di quella promessa mancata: non siamo riusciti a tradurre in atti tutto il programma di rivoluzione liberale in cui credeva il nostro elettorato". Quanto al governo Monti, Galan conferma il suo sostegno: "Se si votasse la fiducia all'attuale esecutivo e io fossi un parlamentare, lo farei andare avanti. Non che sia felice di quello che ha fatto. Ma c'è una linea di fondo che condivido. Poi non capisco il vantaggio di andare alle urne un mese prima o dopo", spiega l'ex governatore del Veneto. E si sbilancia sul nome di un possibile nuovo leader del centrodestra: "Sarei contento se Monti si impegnasse a rappresentare questo mondo, ma mi piacerebbe anche un imprenditore come Diego Della Valle. C'è bisogno di una figura capace di accorpare il maggior numero di alleanze possibili nel blocco moderato". Il Cavaliere va dunque definitivamente in panchina? "L'ha detto lui chiaramente - ribadisce Galan - la scelta di farsi da parte l'ha già fatta". Per l'ex ministro i risultati sorprendenti in Sicilia del Movimento cinque Stelle non vanno spiegati come il trionfo dell'antipolitica: "Si tratta, piuttosto - afferma Galan - del successo di un'offerta politica che primeggia rispetto alla miseria delle proposte degli altri partiti. E’ la misura dell’insuccesso della politica, ma non è antipolitica. Niente tessere, niente sovrastrutture, niente direttivi, niente congressi…Grillo è moderno". Un'analogia con Forza Italia del '94? "Grillo ha copiato molte cose dal Berlusconi della prima discesa in campo - concorda Galan- ma le ha attualizzate. Invece noi abbiamo avuto un'involuzione in senso contrario, siamo tornati alle correnti, al direttivo comunale e provinciale, a tutte quelle strutture che appartengono alla vecchia politica, quella di quand'ero bambino"

BYE- BYE PROVINCE, FRA DUE MESI VIA 24 ASSESSORI, IN ROMAGNA


GLI ASSESSORI PROVINCIALI GIANNI BESSI, ELEONORA PRONI, FRANCESCO RIVOLA, LUCIANO RONCHINI, MARA RONCUZZI, PAOLO VALENTI, SECONDO VALGIMIGLI SE NE VANNO IL 31 DICEMBRE 2012
La Provincia di Romagna è ormai legge dello Stato. Il decreto legge approvato mercoledì 31 ottobre dal governo sancisce la nuova mappa delle province italiane, che nelle regioni a statuto ordinario passano da 86 a 51 (comprese le città metropolitane). Per la Romagna confermato dal Governo Monti l'accorpamento a tre: Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna. Con questo decreto legge, in sostanza, la nuova Provincia di Romagna diventa realtà. Le attuali province vivranno fino alla fine del 2013, per gestire il processo di accorpamento. Non vi sarà alcun commissariamento, come aveva ventilato inizialmente il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi. La riforma sarà operativa dal 2014 e nel novembre 2013 si terranno le elezioni per scegliere i nuovi vertici: in base alle disposizioni attuali, diventando le province enti di secondo grado, le elezioni del Consiglio Provinciale saranno limitate ai consiglieri comunali dei Comuni ricadenti nelle nuove province. Il terremoto arriva subito, però, per i politici: "Dal 1° gennaio prossimo le giunte delle province italiane saranno soppresse e il Presidente potrà delegare l'esercizio di funzioni a non più di 3 Consiglieri provinciali", si legge nel comunicato di palazzo Chigi. Insomma, spariscono gli assessori e restano in carica i presidenti (che a differenza degli assessori sono cariche elettive). Per la Romagna significa che tra un paio di mesi decadranno 10 assessori nella provincia di Forlì-Cesena (Guglielmo Russo, Gianluca Bagnara, Bruna Baravelli, Iglis Bellavista, Maurizio Brunelli, Maurizio Castagnoli, Gianfranco Francia, Luciana Garbuglia, Denis Merloni e Marino Montesi), 7 in provincia di Ravenna (Gianni Bessi, Eleonora Proni, Francesco Rivola, Luciano Ronchini, Mara Roncuzzi, Paolo Valenti e Secondo Valgimigli) ed infine 7 in provincia di Rimini (Carlo Bulletti, Mario Galasso, Fabio Galli, Vincenzo Mirra, Juri Magrini, Meris Soldati, Stefania Sabba).

PROVINCIA RIMINI SANZIONE DI 20.000 EURO PER CHI NON PUBBLICA I REDDITI: QUANDO DOVREBBERO PAGARE CASADIO E GIANGRANDI CHE IN CINQUE ANNI NON HANNO MAI PUBBLICATO I REDDITI DEI CONSIGLIERI E ASSESSORI PROVINCIALI?. COSI PURTROPPO VA L’ITALIA: MA FUORI TEMPO. VERGOGNA



giovedì 1 novembre 2012

LE PRIMARIE NON SONO PANACEA, IO STO CON BERLUSCONI ANCHE SUL GIUDIZIO NEGATIVO SUL GOVERNO MONTI. CONCORDO, PERSONALMENTE NON PARTECIPO ALLA ORGANIZZAZIONE DELLE PRIMARIE, IL PDL E’ FINITO! VINCENZO GALASSINI.


Sandro Bondi coordinatore Forza Italia  e Vincenzo Galassini candidata alle Elezioni Provinciali 2006 Ravenna

Roma, Sandro Bondi.-"In questo momento ho il dovere anch'io, per la storia che ho avuto prima in Forza Italia e poi nel Pdl, di esprimere con franchezza le mie opinioni personali. La mia opinione è che in primo luogo le primarie non sono la panacea né dei problemi del centrodestra né della crisi drammatica in cui versa L'Italia, di cui la condizione della Sicilia è uno degli aspetti più visibili e più gravi". E' quanto dichiara il senatore del Pdl e coordinatore Sandro Bondi. "Io concordo con l'analisi espressa dal Presidente Berlusconi nel corso della sua conferenza stampa perché affronta alla radice la natura dei problemi economici che stiamo vivendo e i nodi politici che sono all'origine della formazione e le conseguenze negative dell'azione del governo Monti", aggiunge.

I DEPUTATI ELETTI IN EMILIA-ROMAGNA XVI LEGISLATURA (ATTUALE) RIMASTI NEL PDL. RICORDIAMOCI COME VOTERANNO PER I TAGLI ALLE SPESE DELLA CASTA E NON DIMENTICHIAMOLO QUANDO POTREMO FINALMENTE VOTARE.




I SENATORI ELETTI IN EMILIA-ROMAGNA XVI LEGISLATURA (ATTUALE) RIMASTI NEL PDL. RICORDIAMOCI COME VOTERANNO PER I TAGLI ALLE SPESE DELLA CASTA E NON DIMENTICHIAMOLO QUANDO POTREMO FINALMENTE VOTARE.




TRANQUILLI, SIAMO VIRTUOSI


…………MA INTANTO IL NOSTRO PRESIDENTE VASCO ERRANI SI ACCATTA IL PROVOLONE DI STRISCIA PER 15 MILIONI DI EURO ELARGITI IN DISCUTIBILI VITALIZI
Non è un buon momento per il super presidente Vasco Errani. Dopo la richiesta di rinvio a giudizio della Procura delle Repubblica di Bologna per il milione al fratello Giovanni, ecco il capitolo vitalizi. La Regione è sotto assedio con inchieste sugli sprechi che in casa Pd vorrebbero fare passare per bagatelle, ma non lo sono affatto. Il presidente non contento delle spese già erogate per tutti i vitalizi pagati ai consiglieri regionali ha deciso di nominare nella sua giunta solo assessori esterni. Nessuno di questi è stato mai eletto dai cittadini. Niente di male, anzi. Potrebbe trattarsi di validi professionisti, capaci nello specifico settore loro affidato. Lo speco sta nel fatto che la legge n.17, scritta e approvata nel 2000 da una giunta Errani, equipara questi assessori ad personam, a consiglieri eletti in tutto e per tutto, quindi anche soggetti al benefit nell’erogazione di un vitalizio che come dice la parola stessa, li seguirà fedelmente per tutta la vita. A nostro carico s'intende. Lo stesso vale anche per una figura sempre istituita da Errani, il sottosegretario alla presidenza della Regione, di cui evidentemente c'era un gran bisogno anche se questa carica esiste solo in tre regioni italiane tra cui l’Emilia Romagna. Dal 2000 il ruolo è occupato da Alfredo Bertelli.  E così dopo le tante inchieste sulla regione che Errani governa indisturbato da 3 mandati, (ultima quella sull'assistente del segretario nazionale Pd Bersani, Zoia Veronesi, pagata dalla Regione) si apre un altro capitolo della saga. Per questo motivo gli inviati di Striscia la Notizia, Fabio e Mingo, hanno consegnato nel fine settimana a Roma il “provolone” al presidentissimo Vasco. L’aver nominato nella sua giunta solo esterni e nessuno tra i consiglieri eletti porta un aggravio sul bilancio dell’ente Regione, calcolato dal tg satirico di Canale 5, in 13 milioni di euro. Errani è stato rincorso nella capitale in occasione della Conferenza dei presidenti di Regione ma ha subito risposto senza pensarci su che l’Emilia Romagna è una delle regioni più virtuose.  Fonte Imola Oggi