giovedì 27 novembre 2014

LA FINE DEL PD

CHIEDO SCUSA PER IL MANCATO AGGIORNAMENTO NEL PERIODO DELLE ELEZIONI MA SONO RICOVERATO IN OSPEDALE A FAENZA, DA VENERDI  21 HO VOTATO FORZA ITALIA, ORA STO BENE SPERO DI TORNARE A CASA PRESTO, Galassini


La fine del Pd – Il Partito democratico non esiste più. È finito ieri, al termine di una calda seduta parlamentare per il voto finale alla Camera dei deputati sul cosiddetto Jobs Act. Ben 40 democratici sono usciti dall’Aula, insieme alle opposizioni, al momento della votazione, 2 hanno votato contro, altri 2 si sono astenuti. 44 parlamentari del Pd contro Renzi e il suo governo. Una maggioranza che non c’è, questo ci hanno detto le laceranti spaccature dentro il Partito democratico.

Il ‘P’ contro il ‘D’ – Durissima la presa di posizione di Rosy Bindi, ex Presidente del Pd: “Oltre a non condividere il merito, io ho voluto prendere le distanze dal messaggio che il premier ha costruito in questi mesi. Le sue parole hanno scavato un solco tra il governo, il segretario del Pd e il mondo del lavoro, la parte più sofferente dell'Italia”. A una domanda sull'eventuale scissione, l'esponente democratica risponde che “se il Pd torna a essere il partito dell'Ulivo, che unisce e accompagna il Paese, non ci sarà bisogno di alternative. Ma se il Pd è quello di questi ultimi mesi, è chiaro che ci sarà bisogno di una forza politica nuova”. Scissione in vista per il Pd. Guerra intestina senza esclusione di colpi.

Stato confusionale – Il voto sul cosiddetto Jobs Act di ieri alla Camera ha certificato lo stato confusionale della maggioranza che sostiene questo moribondo governo. Ieri il Jobs Act è stato approvato per il rotto della cuffia con l’esecutivo in imbarazzante difficoltà e costretto a convocare d’urgenza in Aula ministri e sottosegretari, che sono arrivati con il fiatone per evitare l’incombente rischio della mancanza del numero legale.

Scatola vuota – La protesta delle opposizioni, che in massa hanno deciso di non partecipare al voto finale sul provvedimento, denuncia l’imbroglio di questa non riforma che peggiorerà il nostro mercato del lavoro, che non produce nuovi posti, e che irrigidisce ulteriormente uno scenario che invece andava fortemente semplificato. Renzi non sta portando avanti nessuna riforma del mercato del lavoro. Questo deve essere chiaro all’opinione pubblica.

Collasso democratico – Sono i 148 deputati incostituzionali che Renzi vuole usare per cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza. Non si fa, non si può. A proposito: non sono ancora stati convalidati. Tra di loro c’è la ministra delle Riforme Boschi, ovvero la incostituzionale che cambia la Costituzione. A Renzi che fa sapere “andiamo avanti comunque”, cioè a prescindere dal sì o dal no di Berlusconi, rispondiamo che questo modo di agire significherebbe usare deputati incostituzionali per far passare a colpi di una maggioranza incostituzionale una riforma costituzionale. Saremmo al collasso democratico. Un premier già di suo non eletto, butterebbe nella spazzatura ogni decoro democratico.

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