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lunedì 21 gennaio 2013

PATRIMONIALE: BERSANI SI RIMANGIA TUTTO, ORMAI LA SINDROME DA OCCHETTO STA DIVENTANDO REALTA’



“No alla patrimoniale”, questo il dietrofront di Bersani, tanto per essere in linea con la tanto sbandierata credibilità. Questa ennesima inversione del segretario candidato a Palazzo Chigi toglie ogni velo di spocchiosa superiorità dell’ex Pci-Pds-Ds-Pd. Sta rincorrendo in tutto e per tutto il Cavaliere. E la stessa cosa sta facendo Monti. La patrimoniale è uno dei cavalli di battaglia del programma del Pd e di Sel, eppure si riesce a fare marcia indietro. Se lo fa il Berlusca lo seppelliscono di risate, se lo fa Bersani è un passo lungimirante di una persona perbene. La solita ipocrisia che serpeggia da una certa parte politica. La superiorità morale non è di casa nemmeno nel Pd. Basti pensare al primo scivolone pubblico di Bersani. Tra le tante cose dette dinanzi ad una platea di giovani al primo impatto con il voto c’è stata la rivendicazione dell’onestà. Per il segretario del Pd l’onestà deve essere uno dei cardini di ogni uomo e soprattutto di ogni politico. Quale riferimento dobbiamo prendere? Forse quello di Penati che secondo l’accusa dei pm avrebbe intascato fior di tangenti? E dov’è confluito il fiume di denaro illecitamente percepito? Nelle sole tasche dell’ex braccio destro di Bersani o forse in quelle del partito? Anche nella commedia tangentizia degli anni ’90 il partito si salvò grazie al signor G che si prese tutte le colpe. Adesso sarà il signor P a fare da parafulmine, all’insaputa di Napolitano, Bersani e D’Alema. “Non credo ci voglia una patrimoniale: abbiamo già una patrimoniale sugli immobili e si chiama Imu”, questo dice il candidato centrosinistro che non racconta favole. In pratica dice le stesse cose che dice Berlusconi. Solo che lui è visto come un santo, mentre il Berlusca è percepito come il diavolo. Si vede che l’esperienza francese sta facendo venir meno le certezze piddine. Si era partiti col far piangere i ricchi e si finisce col far piangere tutti. Anzi sono soprattutto le fasce medio-basse a soffrire di più: soffocati da tasse e dalla mancanza di prospettive per i propri figli. E la cosa paradossale è che Bersani, Vendola e Monti si apprestano a governare assieme. D’altronde questo è il progetto di D’Alema, da sempre espresso con convinzione. Che l’accordo sotto il banco sia cosa fatta questo è chiaramente deducibile dalle continue effusioni tra Bersani e Monti e i silenzi di Vendola. Da diversi giorni infatti non partono più dardi offensivi dalle rispettive corti. La stessa correzione del segretario sulla polvere sotto il tappeto non fa altro che confermare questa tendenza. Il Pd infatti non andrà più a vedere la polvere sotto il tappeto. “Non intendevo dire che i conti sono truccati ma bisogna vedere se le spese obbligate sono coperte e se le previsioni di crescita ottimiste del governo sono vere”. E’ proprio vero: quando c’è la credibilità c’è tutto. Se dovessimo fare una lista di bugiardi un posto lo riserveremmo anche a Bersani e Monti.


sabato 19 gennaio 2013

ACCUSA DI MAFIA A FORZA ITALIA: FISSATA LA CAUSA CONTRO L’EX PM INGROIA


IL 20 GIUGNO LA PRIMA UDIENZA PER LA CLASS ACTION DEL “GIORNALE”. IN TANTI ABIAMO ADERITO IN PROVINCIA DI RAVENNA DA RIDOLFI, BAZZONI GALASSINI
La «class action» muove i primi passi. Il Giornale contro Antonio Ingroia, ex procuratore aggiunto a Palermo, ex capo di un'unità anticrimine dell'Onu in Guatemala e oggi, dopo il passaggio più rapido di una meteora in Centroamerica, frenetico leader e candidato premier del Quarto Polo. In palio c'è l'onore di Forza Italia che il magistrato prestato alla politica ha fatto a pezzi nel libro intervista Io so. Quel testo, rilanciato in novembre dal Fatto Quotidiano, è andato di traverso a oltre settemila nostri lettori che hanno aderito immediatamente all'iniziativa lanciata dal Giornale: una causa civile, con una richiesta di risarcimento adeguato, per difendere l'immagine del partito azzurro, un pezzo fondamentale di democrazia nell'Italia degli ultimi vent'anni. Ora il procedimento si è messo in moto. Sono in corso le notifiche e intanto è già stata fissata la prima udienza: si terrà il 20 giugno al tribunale di Roma. La tesi di Ingroia è affilata come la lama di un coltello: all'origine di Forza Italia ci sarebbe un peccato originale, un accordo sotterraneo e obliquo fra i boss e Marcello Del'Utri. Il leader del movimento arancione ancora la sua ipotesi alle testimonianze di tre pentiti di mafia che a suo tempo avevano confermato i convincimenti dei pm di Palermo. Ingroia riconosce che la corte d'appello smontò il teorema, cui invece avevano creduto i giudici di primo grado, ma poi rincara la dose aggiungendo una valutazione scioccante da tecnico del diritto: la legislazione sul fronte del contrasto alla criminalità sarebbe, secondo lui, la prova provata e la conseguenza diretta di quell'accordo scellerato. Insomma, i parlamentari di Forza Italia, almeno su questo versante, sarebbero stati eterodiretti dalle coppole. E avrebbero votato e fatto approvare norme che li favorivano. Fantascienza. Fiction che contrasta, se non altro, con le centinaia di arresti e con i sequestri record di capitali mafiosi che hanno fatto dire ad un altro magistrato di punta, il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, oggi peraltro pure candidato ma per il Pd, che per questo Berlusconi avrebbe meritato un premio. Lo stesso Berlusconi che però avrebbe lavorato per i boss, con uno sdoppiamento alla dottor Jekill e Mister Hyde.

domenica 16 dicembre 2012

QUERELA SU FORZA ITALIA, IN REDAZIONE DEL GIORNALE QUASI 6MILA MAI. IL PM:”SPERO VINCA BERSANI, BERLUSCONI SAREBBE NEFASTO


CAUSA CONTRO INGROIA: GLI ELETTORI DIFFAMATI SIGLANO LA CLASS ACTION
Stefano Zurlo -L'atto di citazione è ormai pronto. Ma Antonio Ingroia, il bersaglio della class action lanciata dai lettori del Giornale, è già oltre. E nell'ennesima «lezione» dal Guatemala si avvita in una nuova polemica puntando il dito contro Silvio Berlusconi, bollato come «nefasta e vecchia conoscenza degli italiani». Ormai, le esternazioni del pm siciliano si susseguono con un ritmo martellante. Ma va avanti anche la causa promossa dal Giornale. La prossima settimana l'atto verrà notificato all'interessato, come prescrive la legge. Poi il procedimento potrà cominciare. Sarà un processo record, a suo modo storico. Ma questa volta a sostenere l'azione non saranno le vittime di qualche disastro navale, come è successo a Grosseto per la Concordia, o ambientale, come è capitato a Casale Monferrato con l'amianto. No, questa volta è in gioco un bene molto più fragile, ma ugualmente prezioso: l'onore. L'onore dei militanti, dei simpatizzanti, dei dirigenti di Forza Italia, l'onore calpestato dalle affermazioni contenute nel libro di Ingroia Io so. Per il magistrato siciliano, oggi distaccato in Guatemala per conto dell'Onu, Forza Italia nacque da un accordo fra Marcello Dell'Utri e i boss di Cosa nostra. Non solo: successivamente il partito si sarebbe adoperato in Parlamento per favorire con leggi ad hoc gli interessi della cupola. Accuse gravissime e mai provate perché le numerosissime inchieste aperte dal '94 in poi non hanno prodotto alcuna certezza, ma solo molte suggestioni. Accuse ripetute ieri con un intervento barricadero su MicroMega, la palestra editoriale del giustizialismo italiano. Ingroia, che è pur sempre un magistrato, scrive parole durissime augurandosi la vittoria di Pier Luigi Bersani e la sconfitta di Berlusconi. E del Cavaliere il pm traccia un ritratto a dir poco apocalittico: «Una vecchia e nefasta conoscenza degli italiani, artefice del disastro economico-finanziario, politico-istituzionale, e etico-morale in cui è precipitato il Paese negli ultimi anni». Ingroia, che ha appena dato il suo endorsement al Movimento Arancione, non si ferma più.  Ma prosegue anche il flusso di messaggi dei lettori del Giornale. In redazione sono già arrivate quasi seimila mail, un numero impressionante che dà anche conto dell'appartenenza orgogliosa ad una storia così importante per il nostro Paese. «Come si permette di ritenermi mafioso?», scrive ad esempio Sandro che non accetta di essere buttato nella pattumiera della cronaca giudiziaria.  Scrivono in prima persona e parlano al presente di Forza Italia, i nostri lettori. Dichiarazioni su dichiarazioni in difesa del proprio pantheon. E di riflessione sul bilanciamento fra i diversi poteri nel nostro Paese: «Ritengo che oltre ai cittadini - afferma Giuseppe - anche quella parte di magistratura leale e non politicizzata, dovrebbe ritenersi offesa». Per l'avvocato Liborio Cataliotti, che nello studio di Reggio Emilia sta limando l'atto, questa reazione popolare è importantissima: «Se centinaia di cittadini manifestano la loro adesione alla causa, figurarsi lo sdegno dei parlamentari, degli uomini di governo che Ingroia mette nel mucchio dei complici o dei tecnici conniventi con i boss». 

giovedì 6 dicembre 2012

FORZA ITALIA C’E’


IN TREMILA FIRMANO CONTRO ANTONIO INGROIA CHE DIFFAMA IL MOVIMENTO AZZURRO. SUCCESSO OLTRE OGNI ASPETTATIVA. LO SPIRITO DEL 1992 NON MUORE MAI. 
È più che una adesione. La quantità di firme che riceviamo per aderire alla causa civile contro il pm Ingroia che ha sostenuto il parallelo mafia-Forza Italia senza portare uno straccio di prova, dimostra che il partito delle libertà è tutt'altro che morto.  Ringrazio i lettori che stanno aderendo all'iniziativa e sono certo che non siamo davanti a una operazione nostalgia. È la prova che l'orgoglio di appartenere a un progetto politico a suo modo rivoluzionario è ancora vivo, al di là delle delusioni contingenti. Il fiume di firme dimostra che gli elettori sono meno depressi e rassegnati della classe politica che li rappresenta. Forza Italia, e tutto ciò che rappresenta, è ancora viva. Peccato che nessuno, nel partito, se ne renda conto. L'elenco dei sottoscrittori, che non riusciamo a smaltire in diretta quotidiana, meriterebbe una riflessione in queste ore convulse sul futuro del centrodestra. Non servono operazioni ardite, inutile perdersi in alchimie politiche per lo più incomprensibili e che, sono convinto, lasceranno il tempo che trovano in quanto a risultati. La soluzione sarebbe più semplice di quanto si pensi se solo qualcuno avesse il coraggio della semplicità: Forza Italia, meno Stato e più libertà. Dietro ognuna di quelle firme c'è gente ancora disposta, nonostante i fallimenti patiti, a scommettere che è possibile. E dopo la sconfitta di Renzi (ti prego sindaco, non mollare e vai avanti che il futuro ti appartiene) le alternative si sono ristrette, direi annullate. Per questo mi piacerebbe che Silvio Berlusconi desse un occhio agli elenchi che ogni giorno pubblichiamo. Dietro ogni nome ci sono italiani per bene che chiedono aiuto. Che facciamo, presidente, li lasciamo soli? Alessandro Sallusti

sabato 1 dicembre 2012

INGROIA DIFFAMA FORZA ITALIA: CAUSA COLLETTIVA DEL “GIORNALE”


PER IL MAGISTRATO IL PARTITO E’ STATO FONDATO DALLA MAFIA. RIDOLFI, BAZZONI, GALASSINI  TANTI MILITANTI SI  SENTONO OFFESI E HANNO ADERITO ALLA CAMPAGNA PROMOSSA DAL GIORNALE, (ONORE A SALLUSTI), PER FARE UN’AZIONE CIVILE. ADERISCI ANCHE TU!
Una balla colossale ma soprattutto un'offesa gravissima all'intelligenza e all'onestà delle migliaia di persone che hanno fatto di Fi una realtà che ha segnato la storia della Seconda Repubblica. Un attacco che non può passare sotto silenzio. Per questo il Giornale - che comunque non è un quotidiano di partito - invita i lettori che si sentono diffamati dall'ultima sparata del magistrato ad aderire a un'azione civile collettiva. Chi volesse aderire all’iniziativa «Sono di Forza Italia, so di non essere mafioso Ingroia mi diffama» scriva a: segreteria@ilgiornale.it. «Io so», ha scritto Antonio Ingroia facendo il verso a Pier Paolo Pasolini, ma senza la stessa verve poetica. E soprattutto senza lo stesso rispetto per l’altrui reputazio­ne: perché Pasolini lanciò una provocazione intellettuale, il magistrato prestato al Guate­mala scaglia accuse infamanti: indicando in Forza Italia il parti­to fondato dalla mafia, ha dato del «picciotto» non solo a chi quel partito ha creato, ma an­che alle migliaia di militanti che hanno reso vivo e radicato nel Paese il partito fondato da Silvio Berlusconi nel 1994. Parole infamanti di fronte al­le quali molti militanti di Forza Italia si sono sentiti insultati. Il Giornale ne condivide lo sdegno e si offre di aggregare il sen­timento condiviso da tante per­sone che con la mafia non han­no mai avuto nulla a che fare e che si sentono orgogliose condi­videre la storia politica di Forza Italia. Tanti altri come Vittorio Sgarbi. E come l’avvocato Liborio Cataliotti, capogruppo del Pdl a Reggio Emilia e tra i primi tesserati azzurri, che si è reso di­sponibile a patrocinare una grande azione civile collettiva, per chiedere conto ad Antonio Ingroia delle sue informazioni senza prove.«Ingroia “sa”?I mi­litanti di Forza Italia sanno che lui non sa niente, che si sbaglia, che infanga dice l’avvocato Cataliotti - e sono pronti a chiede­re al magistrato di prendersi la responsabilità di ciò che dice, accettando quel che vale per chiunque altro: che la reputazione, secondo la legge, è un bene che si può tutelare in tribunale. E la legge, fino a prova contraria, si applica anche ai magistrati scrittori».  Il Giornale dunque raccoglie­rà l’adesione alla causa collettiva di chi ha militato in Forza Italia e si sente diffamato e offeso. Chi volesse aderire all’iniziativa «Sono di Forza Italia, so di non essere mafioso Ingroia mi diffama» scriva a: segreteria@ilgiornale.it.  L’eventuale ricavato dell’azione risarcitoria sarà de­voluto alle vittime della mafia e degli errori giudiziari. Lo studio legale Cataliotti provvederà poi a contattarvi per formalizzare l’adesione:ba­sta una firma. Al resto ci pense­anno Il Giornale e l’avvocato. E un giudice, se in questo Paese esiste ancora la giustiziaRodolfo Ridolfi, Gianguido Bazzoni. Vincenzo Galassini co-fondatori Forza Italia Ravenna

venerdì 3 agosto 2012

FINALMENTE INGROIA VA IN GUATEMALA. MA NON TORNARE!!!!


Il Csm dice sì all’incarico per Ingroia. Il pm Antonio Ingroia, titolare dell’indagine sulla trattativa tra Stato e mafia, potrà lasciare la Procura di Palermo per un incarico dell’Onu in Guatemala. Finalmente. Il Pm prima di prendere il volo non perde occasione per lamentarsi:  Se avessi la sensazione di imminenti svolte sul piano dell’accertamento della verità (per la trattativa stato-mafia), beh probabilmente non avrei neanche accettato la proposta di andare in Guatemala Cosa ci rimarrà di lui? L’ossessione antiberlusconiana, l’esaltazione di quel fesso di Ciancimino Jr, la fede nelle minchiate di Spatuzza e tutte queste assurdità su Berlusconi mandante delle stragi… Il problema è che purtroppo sappiamo che prima o poi ritornerà, sicuramente candidato dalla sinistra che già lo vede come idolo assoluto