sabato 12 febbraio 2011

LE COOP ROSSE QUANDO BRUNETTA SCAVAVA SU UNI LAND

IN UN LIBRO DI RIDOLFI DEL 2007 DELLA COLLANA DIRETTA DAL MINISTRO BRUNETTA IL CASO DI UN TERRENO RIVALUTATO 80 VOLTE. LA PROPRIETA’ FU PAGATA 2 MILIONI NEL 2005. APPENASE IMESI DOPO NE VALEVA GIA QUASI 160


BOLOGNA, 6 FEBBRAIO 2011 – IL MIRACOLO avvenne a Ferrara. Lì, al confine con Poggio Renatico, a pochi passi dall’uscita del casello di Ferrara Sud, sull’autostrada A13. Un terreno agricolo venne pagato due milioni di euro nel luglio del 2005. Appena sei mesi dopo ne valeva poco meno di 160 e il Piano strutturale comunale lo avrebbe destinato all’insediamento di attività produttive. Il compratore, il Re Mida, era Alberto Mezzini. Illusionista, lo definisce adesso la Procura, che lo ha indagato insieme con altre 21 persone nella maxi inchiesta Uni Land che, tra l’altro, ha scosso anche il mondo cooperativo.

Il caso, raccontato dal Carlino Ferrara nel 2006, è finito nelle pagine del libro-denuncia ‘Le coop rosse’ scritto dall’ex consigliere regionale Pdl Rodolfo Ridolfi in una collana diretta dal ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta. Già nel 2007, quindi, qualcuno aveva messo in relazione Uni Land e le cooperative: ‘A Ferrara un terreno coop si rivaluta di 80 volte’, il titolo del capitolo incriminato. ‘CemLux (holding lussemburghese di Mezzini, ndr) ha proposto infatti al Comune un progetto della cui realizzazione si dice certa addirittura in quattro anni’, è il sommario. Peccato che quel progetto («Oltre 100 mila metri quadrati di superfici coperte con 250-300 dipendenti, profumi ed essenze naturali provenienti dall’Oriente saranno lavorati e smistati in Europa ed America e Ferrara diventerà la Città della Cosmetica», Alberto Mezzini dixit) non abbia mai visto la luce. E su quel terreno che in ambito finanziario era salito ai limiti della leggenda, finendo per questo nel libro ‘griffato’ Brunetta, ora indaghi la Procura.

NELL’ORDINANZA che ha disposto i domiciliari per Mezzini, il giudice per le indagini preliminari Bruno Perla lo mette nero su bianco: «I consulenti del pubblico ministero, per l’area di Ferrara, all’esito di punuali considerazioni tecniche, affermavano che le conclusioni valutative cui Chiara Zerbini (uno dei 5 periti indagati nell’inchiesta, ndr) era giunta, erano del tutto errate, con una sua valutazione largamente sperequata in eccesso. Da parte dei consulenti del pubblico ministero non veniva neppure ignorata la possibilità di un errore tollerabile (tra il 10 e il 18%). Ma nella fattispecie il giudizio di stima finale afferente l’area in esame, 159.800.000 euro, risultava non congruo e, quindi, non corrispondente al vero». La valutazione errata, secondo le accuse, configurerebbe «l’affermazione di fatti non conformi al vero circa il valore complessivo del capitale di Cem spa». L’area ferrarese era stata opzionata già a fine ’99 da un privato ma è stato con Mezzini & co. che il valore ha subito l’impennata. D’altronde ‘Zibi’ da Monghidoro non temeva alcun controllo: «Abbiamo chiesto al Tribunale di nominare un proprio perito perché valutasse ai ‘raggi x’ tutti i nostri documenti contabili e le proprietà — raccontava al Carlino Ferrara nel 2006 —. Era il momento dei… furbetti del quartierino e non volevamo che qualcuno guardasse alla nostra escalation senza la necessaria garanzia di trasparenza». «PER QUELLE notizie non ho ricevuto alcuna querela», racconta ora Ridolfi. «D’altronde ho solo riportato nomi e fatti: la mia non è stata un’opera di dossieraggio, ma un lavoro con un intento etico, storiologico e politico per raccontare la commistione tra cooperative rosse, politica e finanza — continua Ridolfi —. Uni Land? Il caso è semplice. Balzò agli occhi la presenza nei consigli di amministrazione delle società di amministratori di cooperative importantissime come Coop Adriatica (Pierluigi Stefanini, non indagato ndr), Coop Reno (Paolo Bedeschi, ndr) e Coop Costruzioni (Adriano Turrini, ndr)». Ma gli amministratori, rivendicano ora le coop, agivano da indipendenti: «Ci sarà anche stato un coinvolgimento a livello personale, ma sicuramente la cosa va segnalata. E’ un dato importantissimo. Il potere economico intrecciato con la politica fa da tappo alla democrazia». Non è che viviamo in una dittatura: «O forse sì. Non è un regime questo? Mi spiego: sono un garantista, ma cosa ci azzecca tutto questo, per citare Antonio Di Pietro, con il mutualismo e l’etica dei grandi dirigenti delle cooperative?», s’interroga Ridolfi. Valerio Baroncini

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