martedì 15 marzo 2011

L’ITALIA E’ FATTA (da 150 anni), MA SONO FATTI GLI ITALIANI?

Attraverso una storia “tribolata”, segnata costantemente da uno scontro pesante fra le ideologie politiche, religiose, economiche, sociali, e chi più ne ha più ne metta, siamo arrivati al compimento dei 150 anni di vita di questa nostra bellissima Italia. Dovremmo essere tutti orgogliosi e fieri di appartenere ad una Patria tanto straordinaria, la cui storia, antica e recente, è permeata dell’ingegno di uomini che hanno rappresentato il massimo dell’eccellenza, a livello planetario, nell’arte, nella musica, nella scienza e in tutto ciò che rappresenta lo scibile umano.

Nel 1861 si è fatta l’Italia ma, come già allora recitava un detto popolare, restavano da fare gli italiani. E’ evidente che un popolo non si può unificare semplicemente allargando i confini e mettendo assieme regioni molto differenti fra loro per usi e costumi, ma credo che i padri fondatori di questo Stato ne fossero consapevoli, nella speranza che solo il tempo avrebbe potuto permettere questo tipo di unificazione fra le diverse anime degli italiani, eliminando quelle ‘piaghe’ sociali, prime fra tutte l’analfabetismo e la miseria, che erano l’elemento comune della povera gente, dei braccianti e degli operai di quel tempo, e che ormai sono state quasi totalmente eliminate. Non è bastato un secolo e mezzo, però, nonostante il miglioramento della qualità della vita, e della semplificazione dovuta al progresso, per far crescere in questo popolo un sentimento forte di amore per la propria Patria, un sincero e sentito orgoglio di appartenenza alla storia, alla società e ai valori della comunità in cui viviamo. Fin dall’incontro di Teano, la ‘piaga’ del brigantaggio era dolorosamente presente anche in Romagna, ma uno strano meccanismo di stravolgimento della verità storica è riuscito a trasformare un bandito come il ‘Passatore’ in una specie di eroe cortese ed altruista.

Nessuno si meravigli di questo! Non c’è forse il busto di Bulow a Palazzo Merlato, di fronte a quello di Zaccagnini, in un luogo che dovrebbe rappresentare un simbolo della Democrazia? Forse molti non sanno (ed altri preferiscono non saperlo), di quali ombre pesanti si sia macchiato, a guerra finita, quello che ai nostri giorni è stato idealizzato come il ‘salvatore’ di Ravenna e quasi un simbolo dell’eroismo.


Costoro dovrebbero leggere la sentenza del Tribunale di Rimini (luglio 1998) con cui Gianfranco Stella è stato assolto dall’accusa di vilipendio alla Resistenza, per il libro scritto sulla “Strage di Codevigo”. In quelle pagine sono state documentate accuse di stragi, omicidi e violenze, eseguite (dopo la fine della guerra) da presunti partigiani che facevano parte della 28° Brigata Garibaldi, comandata proprio da Arrigo Boldrini. Nella sentenza, fra l’altro, si legge che l’ipotesi formulata dallo Stella appare sorretta da una lunga serie di documenti e testimonianze, fra cui troviamo diari di parroci e di sopravvissuti e, addirittura, il diario dello stesso Bulow, che fu Presidente dell’ANPI fino alla sua morte.

“Fortunatamente il movimento partigiano possedeva molte ‘anime’, per lo più nobili, generose e democratiche, il cui solo obiettivo era quello di portare il Paese fuori da quello scontro immane, per riprendere una normale e civile convivenza. I pochi ‘dirigenti’, che hanno preferito ignorare, sminuire, giustificare o, in alcuni casi persino appoggiare, le azioni criminali compiute, dopo la fine della guerra, da minoranze esigue, sono coloro che hanno alimentato il pericoloso fuoco della guerra civile.” (1)

La collocazione del busto di ‘Bulow’ in uno spazio istituzionale, in cui dovrebbe svilupparsi il confronto democratico per eccellenza, certamente non dimostra l’esistenza di una volontà pacificatrice, né di voler perseguire fini di verità storica.

Ci auguriamo che nel tempo sia possibile sviluppare un percorso di giustizia storica, simile a quello avvenuto con le ‘Foibe’. Sappiamo tutti come soltanto recentemente sia maturata la consapevolezza di quelle stragi e dei crimini commessi dalle “schegge impazzite” del movimento partigiano iugoslavo. Solo accertando ed accettando la verità è stato possibile ritrovare una vera pacificazione storica fra i parenti delle vittime e quelli dei carnefici, spesso inconsapevoli dell’esistenza o della gravità di quei crimini.

Speriamo solo che non sia necessario un’altro secolo per far comprendere ai romagnoli, e ai ravennati che si rifiutano di accettare la verità, che le numerose fosse comuni, spuntate come funghi a Codevigo, sono state riempite di cadaveri, a guerra finita, come tutti i documenti confermano, da quelle ‘schegge impazzite’ che non possono essere definite ‘partigiani’ . Ciò che è stato finora accertato è soltanto la parte emergente dell’iceberg della vendetta, formato da tutti quei delitti verificatisi, sempre a guerra finita, in quelli che sono stati denominati “triangoli della morte”.

Fra di essi non possiamo dimenticare l’eccidio dei conti Manzoni di Lugo, e l’omicidio vigliacco ed insensato del ‘partigiano’ repubblicano Marino Pascoli.

Dopo 150 anni, ci piacerebbe tanto poter sentire, nella gente che incontriamo, un amore spontaneo e forte per la nostra patria. Sarebbe fantastico se i cittadini si salutassero per strada con un convinto “Viva l’Italia”, e che la smettessero di criticare il governo nazionale e dileggiare coloro che la maggioranza degli elettori ha voluto al vertice delle Istituzioni. Fino a quando esisterà la possibilità di votare, il ricambio democratico sarà sempre possibile, grazie ad un ricorso alle urne che può cambiare gli esiti del voto precedente. Questa è la vera forza della Democrazia ! Noi ci auguriamo che questa forza duri nel tempo, ed è per questa ragione che è inammissibile che un governo, qualunque esso sia, non abbia la possibilità di esercitare le proprie funzioni, senza che per l’intera legislatura venga attaccato quotidianamente il suo operato.

“Viva l’Italia e viva la Democrazia”, dunque, purché sia positiva, operativa e riformista, non quella che tende a distruggere i nostri valori nazionali. Vincenzo Galassini PDL e “Libera Lista” Cotignola



(1)-Dal libro “Vittorio Zanzi”- pag. 282-283





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