mercoledì 11 dicembre 2013

SIAMO CONTRO LA FINTA ABOLIZIONE DELLE PROVINCE


Altro duro colpo inferto ieri al governo Letta dalle opposizioni in capigruppo alla Camera dopo la richiesta, avanzata dall’esecutivo, di accelerare sul ddl per l’abolizione delle province, fissando il voto finale ad oggi. Il provvedimento “Città metropolitane, province, unioni e fusioni di Comuni”, meglio noto come ddl Delrio, prevede un modello “sindaco - centrico” che svuota le province di funzioni, senza abolirle, cosa che ha portato la deputata azzurra Elena Centemero a rassegnare le dimissioni da relatrice.
Nella giornata di ieri, Forza Italia, insieme a Sel, Lega, M5s e Fratelli d'Italia, ha sottolineato che un anticipo delle votazioni sul ddl Province rallenterebbe i lavori sulla legge di stabilità, visto che la commissione Bilancio non potrebbe riunirsi con votazioni in corso in aula.
Pd, Ncd, Scelta Civica e Udc si sono schierati invece con il governo, accusando le opposizioni di voler rallentare il ddl Province. Il Presidente della Camera Laura Boldrini ha deciso di rinviare la questione ad una nuova capigruppo, prevista per domani alle ore 15, giorno in cui il premier Letta parlerà alle Camere per la questione di fiducia. Questa “maggioranza”, ormai trasformatasi in un monocolore Pd, ha fretta di votare il provvedimento prima della pausa natalizia, per avere un quadro completo in vista delle prossime elezioni amministrative. Il concetto è stato chiaramente ribadito dal ministro ai Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini: ci limitiamo a prenderne atto, anche se non avevamo dubbi. Ciò che interessa alla sinistra, mai sazia di poltrone, è occupare tutte le casematte del potere; e utilizza il ddl Delrio per raggiungere tale obiettivo. Forza Italia, da sempre favorevole ad un reale ammodernamento dello Stato, non consentirà che avvengano simili giochetti.


PROVINCE Cosa non ci piace del ddl Delrio?
1.Non abolisce le province, come era previsto dal nostro programma elettorale e chiesto dai nostri elettori e da tanti cittadini;
2. Trasforma le province in Enti di area vasta di II livello con un Presidente, eletto ogni quattro anni tra i sindaci, e un Consiglio provinciale, eletto ogni due anni, tra consiglieri e sindaci della provincia. Sindaci e consiglieri comunali costituiscono l’elettorato attivo. Si prevede inoltre un terzo organo l’Assemblea dei sindaci;
3. Non è collegato, se non virtualmente ed astrattamente, alla Riforma Costituzionale, che Forza Italia chiede che preveda un riordino complessivo delle istituzioni: Stato, Regioni, Enti locali;
4. Il Comune Capoluogo di provincia ha più peso rispetto ai comuni del territorio provinciale;
5. Non riduce le circoscrizioni provinciali, che rimangono 107!
6. Mantiene per le province cinque funzioni: coordinamento del piano di governo del territorio, trasporti e viabilità, ambiente e tutela del suolo, rete scolastica, gestione dei dati;
7. Non assegna alle Regioni funzioni di riordino delle province;
8. Non produce funzionalità al sistema e i benefici in termini di risparmi sono messi in dubbio sia dalla Ragioneria dello Stato che la Corte dei Conti.

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