venerdì 29 luglio 2011

FEDERALISMO CON PREMI E SANZIONI

PURTROPPO LA SINISTRA TENTERA’ IN TUTTI I MODI DI FERMARLO



Rimozione «per responsabilità politica» e incandidabilità per dieci anni a qualsiasi carica pubblica dei governatori con i conti di asl e ospedali in default. Stessa sorte per sindaci e presidenti di provincia condannati per dissesto già in primo grado dalla Corte dei conti. Ministri che potranno essere sfiduciati dalla Camera di appartenenza se non rispetteranno fabbisogni e costi standard, e forse anche loro incompatibili a tutte le cariche pubbliche per dieci anni. Tagli fino a un massimo del 5% del fondo di sperimentale di riequilibrio per gli enti locali che sforano il patto di stabilità. Piano operativo con banche e intermediari finanziari per rimborsare le imprese in credito con gli enti locali e con lo Stato. Dopo il via libera di ieri della bicameralina parlamentare, sbarca questa mattina in Consiglio dei ministri l'ottavo tassello del federalismo fiscale su sanzioni (molte) e premi (assai meno) per gli amministratori locali. Un disco verde arrivato col voto favorevole di Pdl, Lega e Idv, mentre Pd e Terzo polo si sono astenuti. Ma a fare la voce grossa sono stati ieri soprattutto Regioni, sindaci e Province. Il provvedimento, contestano Anci e governatori, «non è costituzionale». Di più: il combinato disposto con la manovra di luglio per le Regioni compromette l'attuazione del federalismo fiscale, che a questo punto è su un binario morto. Col risultato di rendere difficile «se non impossibile» per molti «restare in equilibrio di bilancio». Pollice verso anche dai sindaci: «Il nostro giudizio non può che rimanere negativo», conferma il vicepresidente dell'Anci, Graziano Delrio, così come l'Upi (Province). Contestazione fatta propria da Pd e Terzo Polo. Il Governo rimanda la palla al mittente, e per esempio con Luca Antonini, presidente della Copaff, pone l'attenzione sulle «novità di sistema poste dal decreto, come le relazioni di fine mandato che permetteranno agli elettori di giudicare le amministrazioni sui numeri. Sono interventi strutturali, che non vanno confusi con il dato congiunturale della manovra».

Tutte le opposizioni, ha annunciato però Walter Vitali (Pd), presenteranno a settembre una mozione alla Camera per «chiamare il Governo a rispondere del fallimento del federalismo», che tra l'altro, afferma il co-relatore Antonio Misiani (Pd), ha eluso qualsiasi meccanismo di concertazione con gli enti locali. Un centralismo di ritorno, insomma. La battaglia, è facile prevedere, si trascinerà fino alla Consulta. Anche se Governo e maggioranza difendono a spada tratta il testo e la strada seguita: il varo lampo di questa mattina in Consiglio dei ministri è la prova della volontà-necessità, soprattutto per la Lega, di accelerare e di incassare senza complicazioni il provvedimento-bandiera.

La rimozione dei governatori per grave dissesto in sanità scatterà in tre casi: se il governatore-commissario non redige o non applica il piano di rientro dal debito; se alla verifica annuale il piano non raggiunge gli obiettivi o addirittura peggiora la situazione; se per due anni di seguito vengono applicate le super addizionali Irpef e Irap per insuccesso dell'azione di risanamento. Porte chiuse per 10 anni anche a sindaci e amministratori condannati per danni dalla Corte dei conti per fatti commessi nei cinque anni precedenti al dissesto dell'ente, ma solo quando la Corte accerti che il default è diretta conseguenza di quei danni. Il "bando" potrà colpire anche i revisori dei conti, che non potranno ricoprire l'incarico per 10 anni se la Corte li giudica responsabili di ritardate o mancate comunicazioni: in quel caso, la segnalazione arriverà anche all'ordine professionale che potrà avviare azioni disciplinari. Confermate le sanzioni per chi non ha rispettato il patto di stabilità a partire dal 2010, con un (piccolo) sconto: il taglio al fondo di riequilibrio (criticatissimo dagli enti locali) sarà sempre misurato sull'entità dello sforamento degli obiettivi, ma non potrà in nessun caso superare il 5% delle entrate correnti registrate nell'ultimo consuntivo.

Via libera, infine, al nuovo tentativo di risolvere il nodo dei pagamenti incagliati alle imprese fornitrici: sarà un tavolo tecnico fra Governo ed enti a dover trovare soluzioni spingendo sulle compensazioni del patto a livello regionale e sulla certificazione dei crediti. Del cantiere del federalismo si sono occupate ieri anche le Conferenze Stato-città e unificata. In particolare, è stato raggiunto l'accordo sulle sanzioni per gli enti che non rispondono ai questionari sui fabbisogni standard: il Viminale ne pubblicherà l'elenco e invierà un sollecito e dopo 60 giorni, in caso di perdurante silenzio, si bloccherà l'erogazione del fondo di riequilibrio. Passo in avanti anche sul federalismo demaniale, su cui i sindaci hanno dato l'intesa dopo che il Governo si è impegnato a individuare i Comuni come destinatari prioritari dei beni lasciati dallo Stato. Nulla di fatto, invece, sul decreto per la regionalizzazione del Patto, che si è inceppato sul «no» da parte delle Regioni a Statuto speciale.


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