martedì 25 settembre 2012

IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE BLOCCA LA CENTRALE A BIOMASSE.


DOPO CINQUE MESI DEPOSITATA L’ATTESISSIMA SENTENZA DUL PROGETTO POWER CROP
RAVENNA. Clamoroso a Russi. Dopo cinque mesi di attesa il Tar dà ragione al fronte del no, accoglie tutti i ricorsi e, con una lunga sentenza depositata nei giorni scorsi e resa nota ieri, di fatto blocca la costruzione della centrale a bio masse della Power Crop. Il tribunale amministrativo regionale di Bologna ha integralmente accolto le motivazioni dell’azione legale coordinata dall’associazione Clan-Destino e da Ravenna Virtuosa, sottoscritta dai cittadini di Russi contrari al progetto e supportata anche da Italia Nostra e dal Wwf. L’esito del ricorso - presentato al Tar dall’avvocato Federico Gualandi del foro di Bologna - ha annullato tutti gli atti impugnati: la Valutazione di impatto ambientale, l’autorizzazione unica che comprende tutti i permessi a costruire e anche la Convenzione approvata dal consiglio comunale di Russi il 19 marzo del 2011. In sostanza ogni atto amministrativo necessario alla creazione della centrale a bio masse nella sede dell’ex zuccherificio Eridania è stato azzerato. In attesa ovviamente dell’ultima e decisiva sentenza quella che toccherà al Consiglio di Stato.«La Regione Emilia Romagna nel febbraio 2011 aveva rilasciato parere positivo ad un progetto che noi da sempre abbiamo fortemente osteggiato evidenziandone lacune e limiti», hanno dichiarato ieri un comunicato congiunto Cinzia Pasi di Clan Destino e Roberta Babini di Ravenna Virtuosa, ricordando come il primo fra i numerosi punti sui quali ha posto l’accento l’avvocato Gualandi nell’udienza dell’aprile scorso, verteva sull’importanza della tutela del Palazzo San Giacomo e della Villa Romana e di come il parere negativo espresso dalla Soprintendenza di Ravenna e dal ministero dei Beni Culturali doveva ritenersi vincolante. Particolarmente indicativo un passaggio della sentenza che richiama l’importanza «dell’esigenza di mettere al riparo il paesaggio dagli stravolgimenti resi oggi possibili dalla rapida evoluzione delle tecniche ingegneristiche, capaci di modificare il volto e la struttura di beni e territori sprovvisti di vincolo, non perché privi di valore paesistico - ambientale, ma - scrive il Tar - perché non esposti sino a quel momento, dato lo stato della tecnica del tempo, a concreti rischi di compromissione e aggressione».

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