sabato 1 settembre 2012

UN ALTRO RAPPORTO DEBITO/PIL E’ POSSIBILE


ATTRAVERSO UN PIANO CORAGGIOSO DI PRIVATIZZAZIONI E’ POSSIBLE RIDURRE IL RAPPORTO DEBITO PUBBLICO/PIL AL DI SOTTO DEL 100% NELL’ARCO DI UNA LEGISLATURA. LO DIMOSTRA UN DOCUMENTO DI FERMARE IL DECLINO, DA OGGI E’ DISPONIBILE
L'analisi, sviluppata da Sandro Brusco (professore di economia alla Stony Brook University di New York e fondatore di Fermare il declino) propone tempistica e strumenti tali da garantire un gettito dell'ordine di 35 miliardi di euro all'anno per cinque anni. Correggendo le previsioni del Fondo monetario internazionale per tener conto del minor debito e della conseguente riduzione dei tassi, si osserva come sia realisticamente possibile raggiungere l'obiettivo. Inoltre l'analisi non tiene conto dell'effetto pro-crescita della riduzione del debito, e poggia su assunzioni conservative riguardo il valore di collocamento degli asset pubblici da dismettere, quindi va interpretata come una sottostima dei benefici che si potrebbero ottenere. La riduzione del debito e della spesa per interessi è funzionale al taglio della spesa pubblica, a sua volta precondizione necessaria per la riduzione delle imposte.
***Per fermare il declino italiano, occorre almeno portare il debito pubblico al di sotto del 100% del prodotto interno lordo (Pil), tagliare la spesa pubblica di 6 punti percentuali in proporzione al Pil, e abbassare la pressione fiscale di 5 punti. Questi obiettivi sono raggiungibili realisticamente nell'arco di una legislatura. In particolare, tagliando debito e spesa nelle misura indicate, la riduzione delle imposte è sostenibile senza compromettere l'equilibrio di finanza pubblica. La riduzione del debito dovrebbe anche tradursi in una riduzione dei tassi di interesse sul debito stesso, rafforzando così il raggiungimento dell'obiettivo di tagliare la spesa. In due articoli pubblicati sul blog noisefroamerika.org (‘Un altro rapporto debito/PIL è possibile’, (1) e (2))  si mostra che questi obiettivi sono realisticamente raggiungibili prendendo a riferimento, per esempio, le previsioni del Fondo monetario internazionale sulle principali variabili macroeconomiche. Nella simulazione non si tiene conto dell'effetto pro-crescita della riduzione del debito, quindi l'analisi rappresenta molto probabilmente


una sottostima dei risultati raggiungibili
·         La domanda principale, a questo punto, è se e come sia possibile ridurre il debito pubblico, pari oggi a quasi 2000 miliardi di euro, cioè il 126% del Pil;
·         L'obiettivo è attuare, nel periodo 2013-2018, una politica di dismissioni di asset pubblici che generi un gettito dell'ordine dei 35 miliardi di euro/anno;
·         Tale obiettivo è realisticamente raggiungibile purché le privatizzazioni interessino tutti gli asset (sia mobiliari sia immobiliari) e siano condotte con criteri trasparenti;
·         Per quel che riguarda il patrimonio immobiliare:
·          il patrimonio pubblico alienabile viene stimato in modo conservativo nel range 72-420 miliardi di euro: la differenza dipende dall'inclusione o meno di immobili attualmente occupati ma tecnicamente vendibili;
·          una stima realistica del gettito ottenibile sta nel mezzo e può essere fissata nell'ordine di 150-250 miliardi di euro;
·         vi sono tuttavia delle difficoltà legate al fatto che la proprietà della maggior parte degli immobili sono in mano a enti locali che difficilmente possono essere costretti a vendere;
·         per questo stimiamo che, nell'orizzonte di tempo considerato, siano raccoglibili 105 miliardi di euro;
·         sono cruciali le modalità di privatizzazione: per ridurre i cattivi incentivi e aumentare la trasparenza, si suggerisce la costituzione di fondi chiusi, omogenei al loro interno, la cui gestione viene affidata a terzi selezionati attraverso gara pubblica.
·         Altri 15 miliardi possono essere raccolti valorizzando meglio le concessioni dello Stato.
·         Gli ultimi 90 miliardi possono essere trovati attraverso la vendita delle società partecipate dal Tesoro (direttamente o attraverso la Cassa depositi e prestiti), in particolare quelle più appetibili quali:
·         le società quotate in borsa (Eni, Enel, Terna, Snam, Finmeccanica, e una piccola partecipazione in StMicroelectronics);
·         le maggiori società non quotate (Poste, Ferrovie dello Stato Italiane, Rai, Inail, Sace, Fintecna, eccetera);
·         Le società partecipate dagli enti locali non vengono qui considerate ma anch'esse rappresentano una potenziale fonte di gettito da destinare all'abbattimento del debito;
·         Va precisato che in alcuni casi può essere necessario procedere preventivamente o a forme di riorganizzazione aziendale (per esempio il breakup di alcune conglomerate quali Ferrovie e Poste) o alla piena liberalizzazione dei relativi mercati (postale, ferroviario, assicurazione sul lavoro, radiotelevisivo,...), o a entrambe le cose.
·         In conclusione, raggiungere un rapporto debito / Pil inferiore al 100% è possibile, senza fare ipotesi eroiche, nell'arco di una legislatura;
·         Il principale strumento per raggiungere tale obiettivo è una seria politica di privatizzazioni e dismissioni.

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