giovedì 30 gennaio 2014

NUOVO CENTRO COMMERCIALE A BAGNACAVALLO: UNA DECISIONE ANOMALA, CHE ROVINA L’ECONOMIA, IL TERRITORIO. LA PROVINCIA A COSA SERVE, SUCCEDERA’ COME PER LA STEPRA?


Uno scandalo una mega struttura commerciale a Bagnacavallo. La Provincia di Ravenna per Bagnacavallo fino ad ora non ne ha indovinata una a cominciare dalla “bretella” parallela all’ex A14 bis, la mancanza di un superamento della linea ferroviaria, la zona STEPRA. In un così lungo periodo di crisi economica accompagnata da una profonda stagnazione dei consumi, pensare di creare una mega struttura a Bagnacavallo, a ridosso della via Naviglio, quando esistono a poca distanza strutture come il centro Globo di Lugo, il centro commerciale le Maioliche e forse le Perle a Faenza e l’Iper Esp a Ravenna il cui raddoppio della superficie è in fase di attuazione, appare, appunto, un’iniziativa estemporanea e fuori dal tempo. Pur alla presenza di una variante adottata dal Comune di Bagnacavallo, tale iniziativa è in forte contraddizione con il quadro conoscitivo redatto dalla società Tecnicoop per conto della Provincia di Ravenna e dalla Camera di commercio, il quale ipotizza, semmai, un possibile inserimento di grandi strutture non alimentari nei nodi infrastrutturali e di attrazione del territorio a proposito degli obiettivi prioritari di salvaguardia e valorizzazione dei punti di forza esistenti, vale a dire le medie strutture e il commercio nei centri storici. Se questo studio non fa testo, tuttavia, il Piano territoriale di coordinamento provinciale meglio conosciuto con l’acronimo PTCP, proprio riguardo all’ambito della Bassa Romagna, pone l’accento sul miglioramento e la valorizzazione dei centri storici qualificando in particolare le piccole e medie strutture e il commercio su suolo pubblico con particolare riferimento ai “mercati storici”. Il citato Piano, inoltre, inserisce l’ipotesi d’inserimento delle grandi strutture non alimentari in quadro di obiettivi prioritari di salvaguardia e valorizzazione dei punti di forza esistenti: medie strutture e commercio dei centri storici. Non esiste traccia di possibili ipotesi legate al settore alimentare". "Questo sviluppo selvaggio dei grossi centri commerciali che ormai operano senza alcuna cornice normativa di riferimento, ha letteralmente inginocchiato la piccola impresa commerciale, e proprio per questa ragione dovrebbe imporre agli amministratori locali un serio approfondimento sulla questione inerente la programmazione e lo sviluppo del territorio.

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