domenica 20 ottobre 2013

IL “TRISE” DECLINO DELLA CLASSE POLITICA


di Titta Sgromo - La Trise, o meglio “Triste” tassa destinata a gravare sulle tasche degli italiani più dell’Imu, pare abbia ricevuto il sì definitivo da parte di colui che regge da tempo le fila dell’attività istituzionale, il monarca Napolitano. Ammesso e non concesso che con la ridicola manovrina non aumenteranno le tasse, nessun segnale di ripresa si intravvede nonostante le dichiarazioni di Letta e dei ministri burocrati che compaiono in televisione cercando di spiegare che non ci sono soldi e che ciò che è stato fatto era il massimo che si poteva fare. Potranno convincere coloro che fanno parte delle loro strette clientele, in primis i trasformisti che non mancano mai e che si sono rifugiati nel partito fondato dal tecnocrate per eccellenza e definizione, Mario Monti, ma non gli italiani che questa volta reagiranno come non mai. Nel mentre, il Cavaliere, illudendosi ancora una volta sulle doti diplomatiche del Gianni Letta, spera vuoi nella grazia, vuoi in un atto di clemenza qualsiasi per uscire dal guado. Solo che, e la cosa mi meraviglia non poco, non si vuole arrendere all’evidenza che certifica il suo definitivo tramonto, non essendo più i mestieranti della politica disposti a sacrificare se stessi sull’altare di colui che, precipitato dal più alto scranno, non è più in grado di rialzarsi. Invita tutti a tenere unito il partito ma non si accorge che così facendo il centrodestra dei miracoli berlusconiani sta per sciogliersi come la neve al sole. Pensate davvero che il chierichetto Alfano sia disposto a rinunciare a tutto per portare rispetto e solidarietà a colui che ha determinato il suo successo (davvero insperato)? Non è passato neppure un mese da quando i ministri in quota Pdl si erano dimessi, per poi ritirare le dimissioni stesse (mai accettate da Letta), costringendo il Cavaliere ad esporsi in Senato a quella misera figura aggravata dal lacrimevole finale della fiducia al Governo.


Sia il chierichetto che il mestierante Cicchitto, per esempio, sanno benissimo che non saranno più eletti a qualsivoglia carica pubblica senza l’aiuto berlusconiano; ragione per cui, non appena il Cavaliere sarà estromesso dalla politica, questi signori troveranno una sistemazione politica diversa, rammaricandosi per la triste fine del Cavaliere, che continueranno a definire “padre nobile” di chi non si sa, ma di loro è certo. Ma il Cavaliere non s’accorge di nulla e continua a meravigliarsi un giorno delle decisioni della Corte Costituzionale, e l’altro della Cassazione, per non parlare del Csm che sta per prosciogliere il linguacciuto Esposito, come se non sapesse l’origine della composizione di questi alti consessi, un tempo prestigiosi, oggi disastrosi e partigiani nel vero senso del termine. Purtroppo ancora per poco tutto continuerà così, con l’aggravamento costante e giornaliero della spesa pubblica ormai senza controllo, che nessuno si permette di toccare, vuoi a destra come a sinistra. Ha ragione Vittorio Feltri quando sostiene che per la spesa impazzita bisogna ringraziare la sinistra, che con la riforma del Titolo V diede un colpo mortale al Bilancio, e il centrodestra che con la mancata riforma liberale (sempre promessa e mai attuata) ha dato il secondo colpo mortale. La conclusione di questo imperdonabile misfatto è che gli unici chiamati a porvi riparo saranno gli italiani, ma attenzione, c’è un limite a tutto, bisogna far definitivamente fuori l’attuale classe politica che non ha alcuna intenzione di occuparsi della soluzione dei problemi strutturali del Paese, avendo un unico e solo interesse: curare i propri affari.

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