mercoledì 31 agosto 2011

MALE LA NOSTRA REGIONE PER LA TASSA SULLA MALATTIA

LO RICONOSCE ANCHE UNA PARTE DELLA SINISTRA


Ha iniziato male, proseguito peggio, speriamo che rimedi. E’ il mio, ovviamente come sempre personale, giudizio sulle scelte compiute dalla Regione Emilia Romagna sul nuovo balzello sulla sanità. Male l’inizio, quando scelse, appena emanato il decreto del Governo sull’aumento dei ticket, di affrettarsi a far sape-re che non li avrebbe applicati, volendosi distinguere dalla stragrande maggioranza delle altre Regioni. La materia, sosteneva la nostra Regione, è di mia competenza, quindi cittadini, state tranquilli, da noi nessun aumento.. Non è andata proprio così. Ha proseguito male regolamentando l’applicazione con cri-teri caotici ma soprattutto politicamente inacettabili, sia da destra che da sinistra. In primo luogo ci si aspettava una critica fortissima al governo se non altro per non far passare sotto silenzio l’affermazione della maggioranza che la sanità non sarebbe stata toccata dalla necessità di fare cassa, dal momento che questo,“evidentemente”, è una bugia. Ma soprattutto perchè non può essere sottaciu-to, in politica, che la sanità pubblica non si tocca. Si può chiedere al cittadino di andare in tasca su tut-to quando ce ne sia la necessità, e che questa ci sia è fuori discussione, ma non sulla sua salute. In una collettività solidaristica la tassa deve essere sulla salute, non sulla malattia. La persona che deve acqui-stare farmaci, che deve ricorrere al medico o fare esami per accertare il suo stato di salute, è una per-sona “sfortunata”, verso la quale va espressa solidarietà, non richiesta di denaro che aggiunge sfortuna a sfortuna. E’ colui che a fine anno ha avuto al fortuna di non avere avuto spese mediche che deve paga-re un contributo di solidarietà, non chi è stato ammalato, se in un vivere in comunità la solidarietà è un principio concreto, non una parola astratta.

Il calcolo delle fasce di reddito per avere esenzioni, agevolazioni, pagamenti più bassi: non ne gode chi ha famiglia, chi ha figli, ne gode chi vive solo o in coppie non regolari, chi non ha voluto figli, o ne ha vo-luto solo uno invece di tre. Con una Regione di sinistra che arretra verso le più elementari norme della tassazionale nazionale, già largamente insufficenti, che comunque prevedono le detrazioni per i figli a carico e gli assegni familiari.

Ma ancora il voler insistere come fa la sinistra, ad operare scaglioni in base al reddito dichiarato che farà sì che a pagare i ticket più alti saranno i lavoratori dipendenti, mentre risulteranno esenti dai tic-ket la stragrande maggioranza dei lavoratori autonomi. Battuta in questo, la sinistra, dalla destra per le considerazioni che invece la maggioranza ha fatto quando ha deciso appunto di togliere il contributo di solidarietà che sarebbe stato a carico, per il 90 per cento, sul lavoro dipendente.

Per di più, lo scaglionamento sta creando un casino pazzesco nei cittadini, costretti a subire una tassa sulla malattia con l’aggravante di non sapere come fare, di perdere tempo a chiedere, affidarsi ai Caf: fessi (“ignoranti” delle norme) e bastonati (andare nel portafoglio).

Ci sono già alcuni dirigenti regionali del Pd che fortunatamente dicono che bisognerà ripensare. Cosa ci voleva ad applicare da subito il metodo ISEE che tiene conto del numero dei componenti della famiglia, metodo collaudato, piuttosto di perdere tempo in questioni giuridiche, con la presunzione, di verificare se la Regione era obbligata o meno ad applicare una norma dello Stato? .

Si cambierà ancora? Speriamo, anche se ovviamente, si aggiungerà confusione a confusione, disagio a disagio. Arrigo Antonellini Pavaglone lugo

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