giovedì 21 marzo 2013

E IO PAGO: BUSINESS DICHIARAZIONE DEI REDDITI, MONTI FA RICCHI I SINDACATI A SPESE DEGLI ITALIANI



Una montagna di carta che solo a trasferirla dagli 83 Centri di assistenza fiscale riconosciuti all’Inps si trasforma magicamente in quattrini ballanti e sonanti. Per la precisione ben 161 milioni di euro che l’Istituto di previdenza pubblico riconosce (dati 2012) ai Caf per la compilazione di milioni di pratiche. Il meccanismo è semplice. Il cittadino deve compilare una dichiarazione o certificare un certo reddito (per accedere a sconti e prestazioni sociali). Per farlo ha diverse strade: o rivolgersi all’Inps, o andare in comune (o circoscrizione), oppure bussare in uno dei tanti Caf. Un business milionario - negli ultimi anni lievitato considerevolmente in barba alla crisi -  che gira intorno alla possibilità di ottenere rimborsi fiscali (per dipendenti e pensionati), detrazioni d’imposta o anche sconti ed esenzioni da servizi pubblici. Tra dichiarazioni dei redditi, richieste di esonero dal pagamento della mensa dell’asilo o contributi sociali di varia natura,  gli italiani compilano milioni di domande e moduli. Tutte autocertificazioni che i Caf (onesti) aiutano a compilare per orientarsi in un dedalo normativo che cambia più spesso della biancheria intima. Da anni tutti i sindacati (ma anche alcune confederazioni del lavoro autonomo) hanno intercettato questo filone redditizio e aperto sportelli di consulenza fiscale, tributaria e normativa. In sostanza offrono - in orari possibili e con file meno mostruose - gli stessi servizi dell’Inps o dei Comuni. E per questo servizio lo Stato, o meglio l’Inps, paga un gettone (dai 10 ai 16 euro a pratica) come contributo. In teoria si potrebbe fare tutto ricorrendo ai dipendenti comunali o a quelli dell’Inps, in pratica per convenienza gli italiani prendono appuntamento in un Caf e sbrigano le pratiche necessarie. E fin qui si rientra nella privatizzazione di un servizio pubblico, discutibile, ma tutto sommato efficiente. 


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