venerdì 8 marzo 2013

MONTI HA INVITATO RENZI A PALAZZO CHIGI PER AFFIDARGLI LA GUIDA DI SCELTA CIVICA.



Fatto numero uno della giornata. Alla fine, nonostante la linea di Bersani Pierluigi sia stata difesa con tutta la forza da Bersani Pierluigi, un fatto nuovo e importante dalla direzione del Pd c’e': si tratterà a tutto campo, quindi anche con l’odiato Pdl di Berlusconi Silvio, per le presidenze di Camera e Senato. Con un totale rovesciamento di impostazione strategica e anche del possibile esito finale: il Pd sceglierà il Senato per la Finocchiaro Anna e non la Camera per Franceschini Dario, per un motivo semplice: evitare di dare la seconda carica dello Stato, nell’ordine a Berlusconi, un uomo di Berlusconi a o Monti Mario al quale proprio piacerebbe. È poi il Senato e’, come nel 2006, la frontiera dove si decidono i destini del governo e della legislatura. Fatto numero due. Monti Mario non ha invitato Renzi Matteo di sua iniziativa a palazzo Chigi, ne’ regge la frottola venduta ieri che avrebbero parlato di Firenze e che si trattava di un incontro in agenda da tempo. L’incontro invece era stato organizzato via Della Valle Diego, proprietario della Fiorentina, e per interposto parere favorevole del presidente della Ferrari in carica e del leader in sonno di Italia Futura, Montezemolo Luca. Il tutto sulla base di una semplice idea: la zattera di Monti Mario e’ approdata sul l’altra riva del fiume per il rotto della cuffia, il bocconiano un politico non è’, bisogna recuperare un vestito istituzionale per il professore marito di Elsa e allora cosa c’è’ di meglio che affidare la zattera stessa al sindaco di Firenze che deve decidere cosa fare da grande e se farlo nel Pd, nonostante tutto? Renzi Matteo e’ andato a Palazzo Chigi a sentire e gli ha fatto gioco farlo prima della direzione del Pd, alla quale peraltro oggi non si è’ fermato molto, andando via subito. Ma sa bene che l’offerta ha le caratteristiche della polpetta avvelenata, ed è’ ad altissimo rischio.



Egli anche sa bene che non sarà mai capo di questo Pd, che un Pd con tutto lo stato maggiore già preso a calci non lo accoglierebbe mai è che, se per caso dovesse cambiare accogliendo le sue proposte, non sarebbe più il Pd ma un’altra cosa. Detto questo, certo non può imbarcarsi in un’avventura centrista, con il bocconiano e Bondi Enrico. Quindi, tentativo di aggancio riuscito solo per un giorno e solo perché conveniva a Renzi Matteo andare da Monti prima di Bersani e Berlusconi.
Terza notizia. Ovviamente, Grillo Beppe a palazzo Chigi a seguito dell’invito di Monti non ci andrà. Non può farlo, se lo facesse si omologa persino nel caso andasse per dirgliene quattro delle sue. Inutile attendere o chiedere improbabili conferme.
Ritorno sulla prima notizia. I piddini sono, dopo la seduta di autoanalisi di oggi, ingessati e divisi dietro la finta unanimità. Divergenze totali su tattiche e strategie, navigazione a vista tra formalismi, sospetti e ambiguità, accuse di aver dato troppo spazio a Vendola Niki o di averne dato troppo poco a Ingroia Antonio, Veltroni Walter silente, l’anima ex Margherita che sostiene formalmente Bersani ma si guarda intorno e lavora al piano B senza averne uno. dagoreport


Nessun commento:

Posta un commento