mercoledì 13 marzo 2013

PM, “CACCIA ALL’UOMO SEMPRE PIU’SPIETATA”




Il Foglio (Giuliano Ferrara) - …Tutto ruota … intorno al partito dei magistrati e dei giudici e al suo spirito di iniziativa che inchioda a una grave diminutio democratica, da quasi vent'anni, la vita civile. Hanno distrutto il primo governo Berlusconi nel 1994, hanno impedito la riforma bicamerale e bipartisan della Costituzione definendola figlia del ricatto e di un losco inciucio con l'arcinemico nella seconda metà dei Novanta, hanno boicottato in ogni modo il governo di legislatura presieduto da Berlusconi, hanno messo in crisi Prodi arrestando la famiglia del ministro della Giustizia Mastella, hanno portato alla svolta, nella crisi finanziaria internazionale, del novembre 2011, esponendo questo paese al ludibrio europeo e mondiale e a un terzo ribaltone della maggioranza stabilita nelle urne. E alla fine hanno determinato la situazione attuale. Il 70 per cento dei voti va a Bersani e Berlusconi, in parti eguali, e a Monti, ma l'isolamento e la dannazione giudiziaria di chi rappresenta un terzo dell'elettorato, il centrodestra, gioca a favore del ricatto antipolitico più estremo e mette in ballo la governabilità del paese. Un capolavoro di faziosità ha prodotto un risultato di totale nullismo. Probabilmente c'era un modo di sottrarre Berlusconi, il suo schieramento politico e il paese a questo destino gramo. Ma è argomento di ricerca giornalistica sul recente passato e tra poco sarà argomento di storia. Resta lo spettacolo avvilente della caccia all'uomo sempre più spietata a mano a mano che crescono le spinte demagogiche e diminuisce la forza dei poteri arbitrali.
La Stampa (La Jena) – Soluzione. Grillo premier, Bersani vice.
Il Giornale (Francesco Cramer) - Non c'è solo l'assalto delle procure tra le doglianze del Pdl. Il partito ce l'ha anche con il Pd, orientato a escludere Berlusconi dalla delicata fase di ricerca di una maggioranza parlamentare per formare un nuovo governo. La linea del Cavaliere è chiara: «Si mettano in testa che o trattano con noi o diremo che l'unica alternativa è il voto». E ancora, ragiona coi suoi, «anche nel 2006 offrii a Prodi di collaborare visto che il risultato fu di pareggio. Speriamo che questa volta Bersani non faccia come il Professore». In pratica Alfano e i capigruppo anticiperanno al Quirinale la loro intenzione di lavorare a un esecutivo di larghe intese o di scopo a patto che il Pd abbandoni la linea dell'ostracismo nei confronti del Cavaliere. Ma se le intenzioni di largo del Nazareno resteranno queste, avanzerà lo spettro di un muro contro muro. Ossia: il possibile avvertimento di una richiesta di ritorno alle urne. Uno scenario che nessuno, men che meno il presidente della Repubblica, auspica.


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